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Categoria:Sci Scritto il :13 Ottobre 2016

Thoeni – Stenmark, lo slalom parallelo che tenne 50mila appassionati col fiato sospeso

Per gli appassionati di sci alpino che hanno una certa età, è praticamente impossibile dimenticare il parallelo che il 23 marzo 1975 contrappose due dei più grandi fuoriclasse mai espressi da questo sport, ovvero Gustavo Thoeni e Ingemar Stenmark.
Due fuoriclasse molto simili, accomunati dalla tendenza a parlare poco, preferendo con tutta evidenza i fatti alle chiacchiere.

Gustav Thoeni era nato a Trafoi, nel 1951 ed era ormai una leggenda vivente della specialità, dall’alto di tre Coppe del Mondo vinte nel triennio tra il 1971 e il 1973, cui si andava ad aggiungere l’oro nello slalom speciale delle Olimpiadi disputate a Sapporo nel 1972. In pratica fu il primo grande polivalente della storia dello sci alpino, riuscendo ad eccellere anche nella discesa libera.

Ingemar Stenmark era a sua volta nato nel 1956, nel cuore della Lapponia e proprio in quella stagione aveva iniziato la straordinaria parabola che lo avrebbe portato a diventare un vero e proprio mito dello sport sciistico. In questo percorso un posto di grande rilievo fu rivestito da un’altro italiano, quello Ermanno Nogler che lo aveva scoperto e lo aveva supportato nella scalata al vertice. Un percorso nel quale proprio la gara di Ortisei avrebbe comunque rappresentato nell’immaginario collettivo una pietra miliare.

La gara in questione rappresentò infatti l’epilogo della Coppa del Mondo 1975, e incredibilmente vide l’italiano e lo svedese giocarsi il trionfo in una vera e propria lotteria. Tale è infatti da sempre considerato lo slalom parallelo, gara in cui occorre praticamente non sbagliare nulla e, soprattutto, farlo più di una volta, rasentando quindi la perfezione nell’arco di ognuno dei passaggi previsti dal calendario di giornata.
Va peraltro sottolineato come all’ultimo atto fossero tre i contendenti in grado di giocarsi la vittoria della sfera di cristallo, in quanto la classifica prima dello slalom parallelo di Ortisei, la località della Val Gardena chiamata ad ospitare il rendez vous, vedeva anche l’austriaco Franz Klammer appaiato a Thoeni e Stenmark a quota 240 punti. Peraltro proprio l’austriaco, che pure era soltanto un grandissimo discesista, avrebbe in teoria avuto il compito più facile: in virtù del regolamento in vigore, che gli permetteva di scartare i risultati peggiori, infatti, gli sarebbe bastato il superamento di due turni per aggiudicarsi il trofeo.

Il triello diventò però subito un duello, in quanto nel primo turno eliminatorio Klammer vide il suo sogno infrangersi contro l’atleta di casa, Helmut Schmalzl, pronto a sfruttare le sue doti di slalomista puro per dare una mano al compagno di squadra Thoeni.
Intanto lo stesso atleta di Trafoi aveva iniziato il suo cammino, contro Manfred Grabler, un austriaco naturalizzato australiano, per poi eliminare lo svizzero Roux. Nei quarti il suo percorso era quindi stato volutamente agevolato da Tino Pietrogiovanna, uscito dal tracciato dopo poche porte.
Proprio i quarti videro il primo grande brivido della giornata, con Ingemar Stenmark ad un soffio dalla clamorosa eliminazione nella prima manche contro il polacco Bachleda. Dopo avere quasi inforcato una porta, infatti, il fuoriclasse nordico aveva accusato un distacco pesantissimo, quasi due secondi e mezzo, che sembrava porre una pietra tombale sulle sue speranze. Nella seconda manche, però, Stenmark era riuscito a recuperare sollevando le proteste del pubblico di casa, naturalmente tutto dalla parte di Thoeni, il quale aveva apertamente accusato Bachleda di essersi piegato ad una aperta combine.

Prima della sfida diretta restava però ancora un passaggio delicato, quello delle semifinali, in cui Stenmark avrebbe dovuto vedersela con Fausto Radici, altro specialista italiano sul quale i tecnici azzurri puntavano in maniera risoluta per evitare la lotteria finale. Mentre Thoeni aveva agevolmente la meglio sull’elvetivo Tresch, Radici non riuscì a resistere allo svedese, ormai deciso a giocarsi il tutto per tutto nella sfida diretta.
L’atto conclusivo, una sorta di duello all’ultimo sangue, scattò così a mezzogiorno, davanti a oltre 50mila appassionati, quasi tutti italiani e ad una platea televisiva composta da milioni di persone in ogni parte dell’Europa, soprattutto nei Paesi che in quel momento dominavano la scena internazionale, ovvero Italia, Svizzera e Austria.

La discesa dei due fuoriclasse sembrò durare una vera e propria eternità. Da una parte un Thoeni tranquillo, pronto a far valere la maggiore esperienza, dall’altra uno Stenmark arrembante ed estremamente reattivo. Entrambi gli atleti sapevano benissimo che era soltanto il primo atto e che un eventuale ritardo poteva essere recuperato nella seconda manche, ma allo stesso tempo consapevoli che concedere un pur minimo vantaggio all’avversario poteva rendere complicata una rimonta.
La tattica di gara di Thoeni dette però i suoi frutti a sole due porte dal termine, quando lo svedese pagò infine il dazio al suo stile aggressivo inforcando una porta e consegnando all’italiano il quarto trionfo in Coppa del Mondo. Per Thoeni un nuovo mattone nella edificazione del mito, mentre per Stenmark si trattò di una semplice battuta d’arresto per una carriera che stava ormai decollando e che lo avrebbe portato a vincere dal canto suo tre Coppe del Mondo, con ben 86 vittorie quasi equamente ripartite tra speciale e gigante, e due medaglie d’oro alle Olimpiadi.