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Categoria:Vela Scritto il :19 Ottobre 2016

Swimming on the rocks: due bracciate tra i ghiacci

Avete presente quei pazzi che a capodanno fanno il bagno per inaugurare i 12 mesi appena arrivati? Ecco, in genere, qui in Mediterraneo, non devono entrare in acque dalle temperature inferiori ai 13 Cº, nei casi più estremi come in nord Adriatico. Eppure già l’immagine basta alla maggioranza di noi per rabbrividire. Immaginate ora di entrare, vestiti solo di costume da bagno, cuffia e occhialini, in acqua a 5 Cº e mettervi a nuotare per una decina di minuti. Dite che è impossibile? Allora non conoscete gli ice swimmers, i nuotatori del ghiaccio.

 

Coloro che affrontano il bagno solo se la temperatura dell’acqua è inferiore ai cinque gradi e i più ardimentosi riescono anche a nuotare anche con temperature inferiori allo zero (l’acqua salata congela a temperature decisamente inferiori rispetto agli zero gradi dell’acqua distillata di scolastica memoria). Questo è lo sparuto gruppo, sono circa 180 nel mondo, di sportivi estremi che praticano il winter swimming o l’ice swimming. La differenza tra le due discipline è solo nella distanza: per il primo non si va oltre i 450 metri; per il secondo si arriva anche al miglio.

 

“In molti paesi del mondo è tradizione comune fare il bagno nel ghiaccio, non necessariamente per competizione, ma solo per il gusto di farlo. In Sudafrica, Cile, Irlanda, Inghilterra e in tutti i luoghi circondati da acque gelide non è così strano affrontare questa disciplina. Molti sono ex nuotatori che incalzati dalle nuove leve non riescono più a ottenere risultati nel nuoto “normale” e così si buttano in quello gelato. Io ho cominciato per scherzo, quelle cose alla: ‘vediamo chi ha il coraggio di buttarsi in acqua ora’.E ora lo trovo meraviglioso». A parlare è Paolo Chiarino il nuotatore torinese che in Italia tiene alta la congelata bandiera di questa attività.

 

Oltre a essere l’unico atleta tricolore ad aver percorso il miglio sotto i 5 Cº (lo ha fatto nel lago di Montorfano impiegando circa 32 minuti) ha partecipato anche ai mondiali di ice swimming: 1000 metri da nuotare in acque a 0 Cº, spesso si disputano in piscine semi-olimpioniche scavate nel ghiaccio. L’attuale detentore del record di specialità, con 12 minuti e 28 secondi, è un nuotatore bulgaro, il trentenne Petar Stoychev, già ministro dello Sport del suo Paese. Ma questi pinguini umani affrontano anche le acque aperte, come quelle che circondano il ghiacciaio Perito Moreno in Argentina o lo stretto di Bering, tra Alaska e Russia.

 

“Durante le nostre imprese fungiamo anche da cavie umane”, spiega Chiarino, “nella traversata dello stretto di Bering eravamo assistiti da una nave ospedale della Marina Russa, mentre in Argentina siamo stati seguiti da una equipe di ricerca universitaria di quel paese. Grazie alle nostre imprese si è capito, per esempio, che la sopravvivenza in acque a zero gradi non è limitata a 12 minuti come si credeva finora”. E l’impresa non è solo durante le nuotate, ma anche dopo: quei dolori che sentono tutti alle mani e ai piedi quando riprende vigore la circolazione periferica li provano anche i nuotatori del ghiaccio. Quando dopo le visite sono accompagnati in sauna o si rivestono in attesa di tornare a nuotare, come avviene nelle traversate più lunghe.

 

Racconta sempre il paladino italiano del nuoto on the rocks: «io per scaldarmi tremo molto. E più è bassa la temperatura e più i movimenti si accentuano, quindi per prima cosa appena mi sono asciugato devo mettermi cappello e calzini, altrimenti non riesco più a infilarli tanto si muovono le estremità”. Ma allora perché si fa? La risposta che danno tutti è sempre la stessa: perché è bello superarsi e fare qualcosa che non credeva possibile. Ma la sfida più grande, ora, è il riconoscimento Olimpico: la speranza di potere entrare nel 2022 tra le medaglie delle Olimpiadi Invernali. “Siamo sotto osservazione del Cio e abbiamo fiducia. C’è da dire che per la Federazione Italiana Nuoto neanche esistiamo, ma noi non ci preoccupiamo, se dovessimo diventare sport olimpico chiederemo l’affiliazione alla Fisi, la Federazione Italiana Sport Invernali“.