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Categoria:Calcio Scritto il :23 Febbraio 2017

Simone Da Re, fisioterapista dell’Hellas Verona: “il nostro obiettivo? Protocolli sempre più personalizzati per ogni giocatore”

Una stagione che potrebbe riportare l’Hellas Verona in massima serie dopo una breve parentesi in cadetteria, una squadra protagonista di un testa a testa appassionante al vertice della classifica del campionato di serie B, spinta da un bomber del calibro di Giampaolo Pazzini che non ha fatto rimpiangere l’addio al calcio giocato di Luca Toni, passato al ruolo di dirigente. Dietro alla grande annata degli scaligeri c’è una squadra che sta garantendo continuità di prestazioni in tutti i reparti, grazie ad una condizione fisica di alto livello mantenuta con continuità nel corso della stagione. Ottime prestazioni possibili grazie anche allo zampino di uno staff tecnico di primissimo piano, capace di seguire al meglio i giocatori e di prepararli per un campionato estremamente difficile come quello di serie B.

 

Uno staff ricco di professionisti e di profili differenti: al fianco di mister Pecchia e dell’allenatore in seconda Nicola Corrent lavorano il preparatore atletico Marco Antonio Ferrone, il preparatore addetto al recupero infortuni Andrea Bellini, il preparatore dei portieri Valerio Visconti, il responsabile sanitario Francesco De Vita, i medici sociali Emanuele Brotto e Paolo Righi, l’osteopata Giampaolo Cau ed i fisioterapisti Marco Giammarino, Alessandro Pagani e Simone Da Re. A quest’ultimo abbiamo fatto alcune domande per capire come si struttura il loro lavoro e qual è il segreto del loro successo.

 

Simone, come si struttura la collaborazione tra lo staff di fisioterapisti e il preparatore atletico?
Lo staff medico dell’Hellas Verona è composto da tre fisioterapisti e coordinato da tre medici. Oltre agli atleti che incappano in un infortunio ci occupiamo di quelli che presentano fastidi fisici di vario tipo o comunque problematiche che non ne impediscono l’impiego. La giornata comincia con un briefing insieme allo staff medico, nel quale vengono prese le decisioni rispetto a come affrontare una determinata problematica. In seguito c’è sempre un momento di debrief con i preparatori, insieme cerchiamo di adeguare l’allenamento in funzione della patologia (o anche di un semplice affaticamento) di cui soffre un determinato giocatore. L’obiettivo è sempre quello di un’integrazione il più efficace possibile tra il nostro lavoro e quello dei preparatori.

 

Quindi il vostro staff non si occupa esclusivamente degli atleti infortunati?
No, ci interfacciamo continuamente con i preparatori per seguire il lavoro quotidiano dei giocatori, anche in funzione preventiva.

 

C’è uno specifico obiettivo raggiunto o una particolare novità introdotta di cui sei particolarmente fiero?
L’obiettivo principale resta quello di essere il più possibile aggiornati sia rispetto ai macchinari utilizzati per la fisioterapia sia rispetto ai corsi di aggiornamento che ognuno di noi segue nel corso dell’anno; per la stagione 2016 – 2017 possiamo dirci soddisfatti su entrambi i fronti. Siamo impegnati a stilare dei protocolli fatti su misura per una società professionista, che per forza di cose devono basarsi sulla massima personalizzazione delle attività.

 

Da questo punto di vista, nel calcio si è sviluppata un’attenzione nella ricerca di associazioni tra insorgenza infortuni e tipologia di ruolo. Rispetto a questo a Verona come vi muovete?
Anche da noi stiamo sviluppando e portando avanti protocolli già introdotti, per poter operare in maniera personale su ogni atleta. Si comincia con le valutazioni iniziali su ruolo, conformazione fisica e problematiche di cui un giocatore ha già sofferto in passato, si prosegue elaborando delle statistiche che renderanno possibile impostare meglio il lavoro futuro. L’obiettivo insomma resta quello della personalizzazione dei protocolli, anche in funzione della prevenzione.

 

Quanto contano i prodotti che utilizzate per il trattamento degli infortuni?
Ci sono molto utili e ci aiutano a velocizzare i processi di guarigione, per rimettere in campo un giocatore infortunato nel modo più rapido possibile. Questo continuando sempre a rispettare la biologia del corpo umano, perché ci sono tempi che comunque vanno rispettati.