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Categoria:Football Scritto il :19 Ottobre 2016

Il quarterback che scappava dal preside e altri mitici personaggi del football americano

Il football americano è uno sport ad alto tasso di emozioni. La sua forza è il carattere dei giocatori che giocano e lottano in ogni partita come se fosse l’ultima della loro carriera. La storia di questo sport è ricca di episodi e personaggi strabilianti che fanno ben capire il concetto di amore puro per la squadra e la maglia. Jerry ‘World’ Rice è uno di essi. Ritenuto il miglior ricevitore della storia del football, ha collezionato tutti i record possibili e immaginabili. Lavoratore stacanovista, deve questo suo impegno alla sua infanzia dove, insieme al padre muratore, lavorava duro e preparava le sue mani ricevendo i mattoni lanciati dai suoi fratelli.

 

Le sue mani erano ruvide, ma captavano ogni movimento con innaturale velocità. A 16 anni marina la scuola e il preside lo vede dalla scuola e lo chiama, appena Jerry sente il suo nome decide di scappare talmente tanto veloce che il preside rimane sbalordito da quello sprint. Ciò non gli toglierà una punizione ma gli aprirà le porte per un provino per la squadra di football della storia.  Qui, non eccelle come si immaginerebbe. Il ragazzo non si è mai allenato in modo specifico e suda più degli altri per recuperare ciò che non ha fatto gli anni precedenti. Viene usato per ricoprire quasi tutti i ruoli della squadra, tra cui quarterback, ma nessuno sembra dargli la giusta attenzione. Nessuno eccetto Archie Cooley, che lo scelse solo per quelle mani. Il resto è storia e Jerry finirà nei San Francisco 49ers collezionando record su record come 8 stagioni consecutive con più di 1000 yard, b in una partita e b nel championship contro Dallas. Un campione che ben si è meritato il suo soprannome ‘mondiale’.

 
Uno dei running back entrati di diritto nella storia è Earl Campbell, mastodontico gigante e potenza distruttiva degli Houston Oilers. Fu temuto fino alla fine dai suoi avversari per la velocità e i danni provocati durante i suoi scontri. Comincia la sua carriera in sordina, a causa del razzismo vigente tra i banchi di scuola; riesce però a dare spettacolo quando il coach della sua scuola lo inserisce come running back. L’attenzione delle squadre nazionali fu intensa ma Earl decise di non allontanarsi da casa e rimanere in Texas negli Houston Oilers. Qui dopo alti e bassi, raggiunge un livello fisico disumano grazie ai duri allenamenti e alla sua caparbietà riuscendo ad aggiudicarsi il titolo di miglior running back (di cui uno con 1934 yards) per 3 anni consecutivi.

 
Terminò la sua carriera nel 1986, provato mentalmente e sopratutto, fisicamente. I danni arrecati agli avversari erano solo un riflesso di ciò si era auto-procurato, arrivando addirittura ad utilizzare la sedia a rotelle in alcune occasioni. Un running back che invece dovette dimostrare di meritare questo ruolo nonostante una scarsa fisicità fu Barry Sandlers.  Snobbato in adolescenza dai coach scolastici in virtù di presenze più massicce. Barry ebbe la sua prima, vera occasione all’Oklahoma State, dove dopo due anni divenne titolare e miglior scorer di sempre.

 
Il passo ai Detroit Lions fu immediato, essi videro in lui un giocatore che ricompensava ampiamente la sua mancanza in centimetri con un gioco veloce e dinamico. La sua carriera fu costellata di vittorie e record, tra cui 2.053 yards al termine della sua stagione più prolifica. Ritiratosi a soli 36 anni, fu uno dei più giovani giocatori di football a essere investito nella Hall Of Fame della NFL. Un prestigio confermato dall’amore dei tifosi e della squadra stessa, che ha ritirato per sempre il suo numero 20.

 

O.J. Simpson è entrato nell’immaginario collettivo, anche di chi non mastica pane e football, per le sue vicende private che tennero in sospeso l’America intera (fu indagato per l’omicidio di sua moglie) ma non è giusto sotterrare la carriera gloriosa di questo giocatore. Cominciò la sua carriera al college, negli Trojans di USC, diventandone in breve tempo la stella, grazie alla sua corsa velocissima e alla capacità di cambiare direzione in pochissimo tempo, qualità importante per schivare gli attacchi dei rivali. In due anni collezionò ben 3424 yards e 36 touchdowns.

 
Pur attirando le attenzioni di molti manager, venne acquistato dai Buffalo che però, al tempo, erano la squadra peggiore della Lega. Dopo un primo periodo di assestamento, il couch della squadra decise di puntare tutto su O.J. capendone l’infinito talento ed è il 1973 a puntare i riflettori su questo campione, diventando il primo runner a raggiungere le 1000 yards dopo solo 7 gare. Con i Buffalo, O.J. collezionò play off e vittorie ma l’incanto si ruppe nel 1976 quando cambiò couch e compagni, perdendo l’alchimia necessaria alla vittoria. Terminò la sua carriera con 11.236 yards e 61 touchdowns!

 

Ma non esistono solo campioni nella NFL. Ci sono squadre che, nel loro spirito di unione, hanno scritto pagine importanti della storia di questo sport. Una di queste è Green Bay Packers, uno dei team più antichi (risalgono al 1919) della Lega. Pur essendo una squadra di una piccola città, ha collezionato decine di record grazie alle sue vittorie tra cui 13 campionati e 4 SuperBowl. Niente male per una squadra che negli anni ’60 si ritrovò ad un passo dalla sua cancellazione, con un ultimo posto in classifica e nessuna speranza di vittoria. Fu Vince Lombardi a ricompattarne la solidità, vincendo ben 5 campionati in soli 7 anni.

 

La tenacia di questo allenatore fu tale che il premio del SuperBowl è chiamato Vince Lombardi Trophy. Una curiosità in merito alla squadra è che la sua tifoseria è estremamente affezionata, gli abbonamenti sono sempre tutti esauriti e il tempo di attesa è di addirittura 35 anni!