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Categoria:Football Scritto il :13 Ottobre 2016

Quando proteggersi è fondamentale: l’abbigliamento tecnico per il football americano

Il football americano è uno sport estremamente spettacolare, ma anche pericoloso.  A renderlo tale è il combinato disposto tra la grande velocità del gioco e i placcaggi che sono riservati dai difensori agli attaccanti, in modo da impedire loro di concludere le azioni e violare l’area di meta, ovvero siglare il touchdown.
Una durezza che ha come conseguenza un grande numero di infortuni, tra i quali in particolare le tante commozioni cerebrali che hanno funestato il football americano nel corso della sua storia. Un problema di cui si discute ormai da molti anni, proprio per le conseguenze neurologiche che questa tipologia di incidenti possono provocare. Va infatti ricordato come nel corso delle gare si vengano praticamente a fronteggiare attaccanti e difensori dei team coinvolti nella contesa. In pratica il compito dei difensori è quello di fermare la circolazione dell’ovale, per favorire la quale gli attaccanti devono invece disporre una strategia in cui contano moltissimo i blocchi.

Il risultato di tutto questo lavoro sono i ripetuti scontri e collisioni che se da un lato sono parte dello spettacolo, dall’altro mettono a forte repentaglio l’incolumità degli atleti. Nel corso di questi scontri, infatti, viene sollecitata in maniera anormale ogni parte del corpo. Proprio da qui nasce l’esigenza di predisporre un abbigliamento tecnico in grado di fornire il massimo della protezione possibile, senza però intralciare la libertà di movimento degli atleti.
Negli ultimi anni hanno destato grande impressione alcuni infortuni che hanno fatto il giro del mondo, veicolati dai social network. In particolare ha destato un certo stupore quello in cui è incorso Rashad Johnson, pronto a proseguire la gara anche dopo aver visto mozzata la falange del dito medio a seguito dell’ennesimo violento scontro sul campo. La National Football League, il massimo torneo degli Stati Uniti, è purtroppo ormai abituata ad incidenti di questo genere, anche perché i giocatori di football americano sembrano riuscire a sopportare il dolore meglio di tanti altri atleti di sport pure caratterizzati da contatti fisici molto pericolosi.
La vicenda di Rashad Johnson ha ricordato a molti quella molto simile di cui fu protagonista Ronnie Lott, asso dei San Francisco 49ers, che nel tentativo di placcare Timmy Newsome, running back dei Dallas Cowboys, fu mutilato della falange del mignolo. Un infortunio che avrebbe potuto fermarne la carriera, ma che fu aggirato tramite un innesto osseo che gli consentì di tornare presto in campo e contribuire all’epopea di una squadra rimasta leggendaria.

Naturalmente per reggere di fronte a scontri di questa violenza, gli atleti della NFL sono costretti a dare vita ad allenamenti del tutto particolari. Va ricordato perciò che le squadre di football americano danno vita a sedute di allenamento che sono estremamente differenziate, proprio in previsione delle differenti sollecitazioni cui vanno incontro gli atleti.
Di conseguenza un linebacker non farà gli stessi esercizi di un running back. Ad esempio Adrian Peterson, running back in forza ai Minnesota Vikings, è solito portare avanti in palestra lo stesso schema di allenamento che pure utilizzava quando giocava al College, tale da prevedere quindici ripetizioni per tre serie ad ogni esercizio, trascurando invece cyclette e tapis roulant a favore di esercizi di aerobica all’aperto, tesi al mantenimento di una eccezionale velocità e reattività che ne hanno fatto una star del football americano.
Molto diversa è invece la preparazione di Vernon Gholston, il forte linebacker dei Washington Redskins. Per lui sono previste sette ripetizioni di cinque serie per ogni corpo muscolare, con l’aumento di dieci chilogrammi ad ogni ripetizione per la parte alta del corpo. La parte bassa prevede invece squat, tramite venti ripetizioni che portano ad un massimale di 320 chilogrammi.  Un lavoro che può predisporre l’organismo a sviluppare massa muscolare, ma che non può proteggere da colpi come quelli che distinguono la NFL.

Allo scopo deve invece provvedere l’equipaggiamento, composto dal casco, dalle protezioni per spalla, fianchi, ginocchia e cosce, oltre che dalle scarpe e dai guanti.
Per quanto riguarda i caschi, naturalmente sono stati oggetti di una intensa evoluzione, grazie al continuo aggiornamento tecnologico e all’arrivo di materiali sempre più leggeri e resistenti. Inventati nel 1894, ormai sono diventati un vero e proprio salto nel futuro, con l’ausilio di una plastica in grado di reggere agli urti senza intralciare la visuale. Se sono all’apparenza uguali per tutti i componenti del team, va però specificato che la mascherina anteriore dipende dal ruolo e dalla posizione del giocatore che lo indossa, risultando bucata proprio al fine di mettere insieme al massimo livello possibile protezione e visuale.
Per quanto riguarda le protezioni, anch’esse possono mutare in base al ruolo del giocatore: il quarterback (come il ricevitore) necessita infatti di una ulteriore protezione per braccia e costole, in modo da reggere al tentativo di placcaggio senza riportare danni, mentre il linebacker deve proteggere la nuca.
Le scarpe possono a loro volta mutare a seconda delle condizioni del campo e della eventuale pesantezza provocata dalla pioggia. Ad esempio in caso di campo reso scivoloso dalle abbondanti piogge, diventa obbligatorio munirsi di stivaletti, mentre l’erba artificiale obbliga gli atleti a munirsi di thiner cleats, dalle dimensioni più contenute e comunque in grado di regalare una salda presa sul terreno.
Infine i guanti, che possono essere i leggeri sticky per il ricevitore, in modo da facilitare la presa dell’ovale, o più consistenti per i linemen.