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Categoria:Corsa Scritto il :4 Novembre 2016

10.000 km l’anno e un hashtag magico: Marco Bonfiglio, un pacer d’eccezione per la Veronamarathon

Marco Bonfiglio è un’ultramaratoneta che nel 2015 ha corso più di 10.000 km tra allenamenti e gare e quest’anno ne farà ancora di più partecipando a 45 tra le maratone e le ultramaratone più famose al mondo. Una cifra mostruosa che risulta perfino poco immaginabile ai più, a meno che non si parli di un’automobile. Dove ci sono tanti chilometri da correre lui parte, corre e molto spesso porta a casa delle imprese memorabili.

Ha vinto la Atene-Sparta-Atene alla sua prima edizione nel 2015, una ultramaratona di 490 km chiudendola in 78 ore, 48 minuti e 9 secondi e staccando il secondo classificato di ben 7 ore. Ha conquistato il record del mondo alla “Orta 10 in 10”, percorrendo 10 maratone in 10 giorni tra il 6 e il 15 agosto di quest’anno e coprendo 421 km in 30 ore, 2 minuti e 1 secondo. È argento nella più recente Spartathlon, la gara tra Atene e Sparta, l’ultamaratona di 246 km più famosa al mondo.

 

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Classe 1977, nato a Magenta e impiegato della Regione Lombardia. Vive ad Abbiategrasso e da 13 anni si allena lungo la strada che costeggia il Naviglio, avanti e indietro, lungo la sua strada del Naviglio. Non potrebbe farne a meno. È la corsa, la sua passione, è la sua vita.

Sono le 7.45 di un mercoledì sera invernale. Alle 20 abbiamo appuntamento telefonico per un’intervista… Gli mandiamo un messaggio, magari anticipiamo di un poco. Alle 20.15 decidiamo di chiamarlo:

“Pronto Marco, ti disturbo?”
“No, no, ci sono… sono appena rientrato, ero a correre. Ho fatto il mio allenamento da 20 km…” 

Ecco. Una mezza maratona come allenamento in mezzo alla settimana.
Per chi non corre (ma anche per tanti che corrono) può risultare veramente difficile immedesimarsi in una passione/dedizione/follia (?) del genere.

Partiamo subito con la prima domanda: i tuoi risultati ti precedono, convincimi che non sei un pazzo.
Ride… ma poi resta in silenzio, come se davvero non si rendesse conto della percezione che si può avere dall’esterno di quello che fa.

 

Va bene, partiamo dall’inizio: come ti sei approcciato alla corsa?
Ho iniziato nel 2003, prima giocavo a calcio ma ho avuto un infortunio al crociato del ginocchio destro. Dopo l’operazione ho ripreso ma essendo uno sport molto fisico, molto di contrasto, rischiavo continuamente di farmi male. Visto che non ero certamente Maradona ho pensato di fare altro e per tenermi in forma ho iniziato a correre sul Naviglio. Dopo un po’ di tempo c’era un signore che incontravo sempre a correre che mi ha avvicinato e mi ha convinto a iscrivermi a un gruppo podistico. È iniziato tutto da lì, mi sono completamente innamorato della corsa. Mi ricordo che quando ho preparato la mia prima maratona ero molto in ansia, non ci ho dormito. Continuavo a pensare a come fare tutti quei 42km. Poi una volta lì mi sono reso conto che più aumentavano i km più mi piaceva, più stavo bene. Dopo il traguardo avevo già in testa di farne un’altra a breve.

 

Se tu dovessi dirci oggi, 13 anni dopo, perché corri?
La corsa è la cosa che più mi piace fare, in termini assoluti. Se non vado a correre sto male, fa parte della mia routine, della mia vita.
In questi anni poi ho imparato ad apprezzare sempre di più il sapore della sfida. Mi piace sempre un po’ raccogliere le sfide, mettermi alla prova, vedere dove posso arrivare, cosa posso fare. Quando qualcuno mi propone una gara un po’ particolare mi ci butto subito!

 

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Perché le lunghe distanze?
Le lunghe distanze sono nel mio dna, faccio molta più fatica a fare delle maratone veloci
, anche se in realtà non ho mai preparato una maratona per fare il risultato ma come allenamenti per le ultra. Ho molta più resistenza e soprattutto recupero in fretta.

 

Lunghe distanze ovvero lunghi silenzi: quanto conta la testa? Cosa pensi? Hai dei mantra particolari? Di quale resistenza stiamo parlando alla fine?
Nelle ultramaratone il 70% è testa. È chiaro che tutti si possono allenare e fare una preparazione fatta bene. Sono un essere umano non credo di avere un bagaglio genetico così diverso da tanti altri. Si può arrivare allenati nel modo giusto e perfetto proprio per quella gara, ma poi chiunque corre lo sa: la cosa che fa la differenza è la testa. Correre è avere la consapevolezza che la crisi arriverà e che però altrettanto certamente passerà. Perché le crisi passano, la testa dopo un po’ si mette a posto, non puoi stare ore a chiederti chi me lo ha fatto fare, quando magari inizi a sentire la stanchezza nelle gambe o ti fa male lo stomaco per lo sforzo prolungato… ma poi passa, è sopravvivenza. E dopo viene il bello.

 

E cos’è il bello?
È la passione. – Risponde risoluto.

È solo la passione, perché i 490Km della Atene-Sparta-Atene li fai solo per te stesso e con te stesso (anche perché nessuno ti regala niente soprattutto in questo sport). Io quando corro provo soddisfazione, arrivo a casa da lavoro e non aspetto altro che mettermi le scarpette e uscire. Non so nemmeno bene a cosa penso, sicuramente riordino le idee ma non necessariamente. Corro quanto mi va, finché mi va, gli scenari cambiano, i km aumentano… a volte mi perdo! – Ride.

Le persone mi chiedono se ho delle tecniche particolari di concentrazione o altro, sinceramente non capisco neanche bene a cosa si riferiscano. Mi sento una persona normale, mi rendo conto di fare cose che non tutti fanno ma non perché non sono alla loro portata. Dicevamo della testa che è quasi tutto sulle lunghe distanze, ecco: secondo me è più probabile spaventarsi nel pensare di fare tanti km che poi farli.

Poi per carità, ci vuole sacrificio, perché io da 13 anni mi alleno ogni santo giorno e ormai corro abitualmente 20km tranne la domenica che ne faccio 40. Non vedo però come o perché dovrei farne a meno, è la mia passione, non potrei non seguirla più.

 

Va bene, hai una testa e dei meccanismi mentali che si adattano perfettamente alle ultramaratone, è evidente, ma lunghe distanze significa anche lunghe fatiche e sollecitazioni. Quali sono i tuoi problemi muscolari/articolari?
Il ginocchio è il mio tallone d’achille. Da dopo l’operazione, fatta nel 2000, ovviamente non è puù l’originale! Considera che ho ancora un chiodo dentro che non mi sono mai tolto. Ho entrambi i menischi lesionati e le cartilagini sono così così, ma per il resto il sinistro non ha niente, è il destro che dà problemi, per cui un paio di volte l’anno mi faccio le infiltrazioni con l’acido jaluronico. Nella preparazione alle ultra per quasi tre settimane faccio due allenamenti al giorno per un totale di 40km, uno la mattina presto prima di andare a lavoro e l’altro di notte, però il ginocchio regge bene!

 

Scusami… ma contratture, stiramenti, sai di cosa parlo?
Sì, ovviamente più le prime delle seconde perché lavorando sulla resistenza sono rari i movimenti in cui potrei stirarmi un muscolo. Qualche contrattura l’ho avuta ma non mi ha mai impedito di correre. In questi ultimi anni sarò stato fermo 4-5 giorni per un po’ di periostite. Sono andato in bicicletta per qualche giorno e poi ho ripreso. Ecco, se mi rendo conto di avere una marcia in più è sul recupero: ho l’immensa fortuna di avere tempi di recupero veramente brevi per cui probabilmente anche in gara accumulo meno stanchezza.

 

La tua passione ti ha portato a fare quanti km? Li hai mai contati?
Ahahah! No, non ho mai fatto il conto. L’anno scorso ho fatto più di 10.000 km tra maratone e ultramaratone e quest’anno ne farò ancora di più. I primi anni erano decisamente meno: il primo anno 3-4 maratone, poi l’anno dopo 7-8 e poi a salire gradualmente sempre di più, ma sempre in modo molto naturale, seguendo le mie sensazioni e quello che mi andava di fare.

 

Già, perché tu non hai un allenatore o qualcuno che ti segue giusto?
No, ho sempre fatto tutto da solo e faccio solo quello che voglio. Non ho mai ascoltato nessuno o seguito tabelle. La corsa è mia e la gestisco per conto mio. Sono convinto che il miglior allenatore per il proprio corpo è proprio il corpo stesso, il segreto è conoscersi e ascoltarsi. Io mangio quello che mi va e quando mi va e la sessa cosa faccio con gli allenamenti e il chilometraggio.

 

Però hai un’hashtag!?
Sì, #spintatotale è il mio ultimo appiglio e ormai se vuoi è anche il mio motto. È nato un po’ per caso, in una crisi mi immaginai di avere questo bottone da schiacciare per superarla e pensai Spintatotale! e la cosa assurda è che funzionò benissimo e riuscì a riprendermi! Da allora so che posso contarci e mi porto dietro questo pulsante interno che mi aiuta nei momenti peggiori.

 

Farai il pacer alla Veronamarathon, prima esperienza? Perché farlo e perché in questa maratona?
In realtà il mio debutto è la settimana prima a Ravenna. Non ero molto convinto perché sono uno che si sveglia la mattina e se mi sento di fare il tempo che voglio fare lo faccio, se voglio chiudere un maratona in più o meno di 3 ore basta che ne abbia voglia. Ti ho detto anche però che sono uno a cui piace provare cose nuove, mi è stato proposto e mi ha incuriosito questa dimensione. Mi hanno raccontato cose belle perché alla fine fai un servizio, dai una mano ad altri podisti. Penso che sarà una cosa bella portare le persone al traguardo.

 

Pharmanutra, che da quest’anno è fornitore ufficiale della maratona, ti ha contattato per provare Cetilar®, un nuovo prodotto nato dalla precedente esperienza Celadrin, conoscevi il prodotto?
No, no conoscevo il prodotto personalmente, ma sono molto curioso di poterlo testare perché potrebbe essere un valido aiuto per chi pratica l’ultramaratona. Fa piacere essere contattato da uno sponsor soprattutto quando, come in questo caso, mi viene proposto un prodotto specifico per lo sport che pratico.

In passato ho utilizzato prodotti similari, ma poi ho interrotto non notando cambiamenti o effetti particolari, sono ancora alla ricerca di un prodotto veramente valido. Lo proverò in allenamento e in gara, seguendo le indicazioni che mi sono state fornite dagli esperti.

 

La gara che ti ha dato più soddisfazione? E quella in cui hai sofferto di più?
Ogni gara è storia a sé, ogni traguardo raggiunto è carico di soddisfazioni ed emozioni indescrivibile. Parto dalla seconda perché incredibilmente non è la Atene-Sparta-Atene. È stata difficile, certo, soprattutto nel dover gestire il sonno di tre notti di seguito, ma non è quella in cui ho sofferto di più. Quella è stata la Spartathlon di quest’anno, è la ultramaratona delle ultramaratone, volevo fare bene e ho mantenuto da subito un ritmo per me alto. Ho sofferto tantissimo dal 50° al 165° km, ho veramente pensato ma chi me lo ha fatto fare, rallenta poi ho scollinato la montagna, la crisi è passata e gli ultimi 90 km sono stato divinamente, avevo il mega sorriso. Quando ripenso a quei 100km nel mezzo… mamma mia, sono stati veramente duri.

Probabilmente è proprio perché ho superato una crisi così profonda che la Spartathlon è la gara che mi ha regalato più gioia, ho veramente dato tutto e l’ho chiusa felice di avercela fatta.

 

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