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Categoria:Karate Scritto il :19 Ottobre 2016

Karate: più che una disciplina, uno stile di vita

Il karate è un’antica disciplina nata in Giappone ad Okinawa, isola dell’arcipelago delle Ryukyu, quando nel XV secolo, durante l’invasione cinese, per timore di sommosse, agli abitanti fu vietato l’uso di tutte le armi. Il divieto si mantenne durante la successiva invasione giapponese del XVII secolo, così gli abitanti, per difendersi dagli attacchi degli invasori, si allenarono segretamente al combattimento a mani nude.

 
Fra i numerosi karateka di valore, il maestro Gichin Funakoshi, scomparso a Tokio nel 1957, si distinse per aver fondato lo stile Karate Shotokan, lo stile più conosciuto e oggi maggiormente praticato di questa disciplina. Egli manifestò la sua passione per l’arte marziale sin da piccolo, e apprese le sue conoscenze del karate grazie agli allenamenti con l’illustre maestro Ankō Asato, che lo sottoponeva a una dura disciplina.

 
Il karate è un’antica ed affascinante arte marziale di autodifesa, che si fonda su nobili principi, in primis sul rispetto per l’avversario e sull’autocontrollo: più che uno sport è una filosofia di vita basata sulla non violenza e sulla meditazione. Originariamente era riservato agli uomini, solo più tardi fu praticato anche dalle donne, ma ormai è assodato che questa disciplina, grazie alla gradualità degli allenamenti e al controllo dello sforzo muscolare, è adatta a tutti, a prescindere dal sesso e dall’età; un allenamento costante porta il karateka alla conquista del perfetto equilibrio psicofisico, ad una maggiore padronanza di sé, al superamento della timidezza e ad un maggiore autocontrollo.

 
L’allenamento inizia e finisce sempre con il Rei, il saluto al Maestro: gli allievi sono disposti in ordine di cintura, dalle nere alle bianche. Durante l’allenamento, e non solo, il karateka è tenuto ad osservare il Dojo Kun, cioè i principi morali del karate che, nello stile Karate Shotokan, esortano l’allievo ad impegnarsi costantemente e con assiduità, ad agire con rispetto e cortesia, a controllare i propri istinti.

 

Durante gli allenamenti il karateka apprende ed affina le diverse tecniche di combattimento: colpi a mano aperta, pugni, gomitate, calci, ginocchiate, spostamenti, posizioni. Oltre al Kumite, o combattimento, il percorso formativo del karate prevede lo studio dei “Kata”, o forma: una serie di movimenti, parate e attacchi che rappresentano un combattimento simbolico contro uno o più avversari. Il numero e il nome dei Kata varia in base allo stile del karate, in ogni caso, per eseguire un buon kata, occorrono tecnica, potenza e ritmo.

 
Un’eccellente prestazione fisica presuppone una dieta equilibrata, necessaria al buon funzionamento dell’organismo non solo durante gli allenamenti o le gare di karate, ma nella vita quotidiana: il termine “dieta”, di origine greca, significa appunto “atteggiamento verso la vita”. Il karateka deve mantenere un regime alimentare sano e naturale, senza eccedere in grassi e proteine a scapito dei carboidrati e degli zuccheri. Il fabbisogno energetico di un individuo varia in base all’età, al sesso, all’attività che svolge. Il karate è considerato uno sport pesante, che richiede un consumo compreso fra 4,5 e 10 kcal\min, pertanto in un’ora di allenamento, si consumano fra 450 e 600 Kcalorie.

 
Durante gli allenamenti di karate si suggerisce di seguire la dieta mediterranea, assumere alcool con moderazione e bere almeno 2 litri di acqua al giorno. Si consiglia inoltre di iniziare gli allenamenti alla fine della digestione, circa 3 ore dopo il pasto. Il giorno della gara si deve consumare un pasto glucolipidico, non abbondante, in cui il 60% è rappresentato da pasta, il 30% da lipidi e solo in minima parte da proteine. Ciò perch durante la gara è richiesta subito una certa quantità di energia, che viene fornita immediatamente dagli zuccheri e dai lipidi. In attesa dell’inizio si consiglia di bere un bicchiere di acqua e, se la competizione si protrae oltre i 60 minuti, occorre un’integrazione di acqua e zucchero o miele.

 
L’abito che il karateka indossa durante gli allenamenti è il keikogi o dogi, noto anche come karate-gi, composto da una giacca, Uwagi, e da pantaloni, Zubon, entrambi di tela bianca. La cintura, detta Obi, è di diverso colore in base all’abilità dimostrata dall’atleta: la cintura bianca rappresenta il grado più basso, la nera quello più alto. In ordine di grado i colori delle cinture sono i seguenti: bianco, giallo, arancione, verde, blu, marrone, nera; il passaggio da un colore al grado successivo presuppone il superamento di un esame.

 

Le cinture nere si conquistano per esame, dal al 5° Dan, o ad honorem, dal al 10° Dan. Sul dojio si sta a piedi nudi, sia in segno di umiltà, che per sentire il tipo di terreno su cui si combatte attraverso i ricettori tattili del piede, in modo da rispondere con movimenti adeguati alle diverse necessità.

 

Un bravo karateka ha maturato un lungo periodo di allenamento, di concentrazione e possiede una buona conoscenza dell’anatomia umana, pertanto, applicando correttamente le tecniche di combattimento, si esclude a priori l’alea di infortuni che possano interessare i punti vitali dell’avversario, tuttavia le lesioni più comuni sono lividi, tagli e distorsioni. La commozione cerebrale, che richiede l’immediato consulto medico, si verifica raramente, solo a causa di una caduta sulla testa o di un colpo diretto alla testa. Per precauzione si possono indossare delle protezioni. Il karate è uno sport completo al quale ci si può accostare sin da bambini e che non pone limiti di età, la pratica di questa disciplina porta ad un miglioramento armonico della persona dal punto di vista fisico, potenzia la capacità di concentrazione, stimola l’autoriflessione, favorisce la meditazione. Un vero karateka è una persona serena, in sintonia con se stesso e col mondo circostante. Si dice che lo stesso maestro Funakoshi, dopo l’allenamento, amasse passeggiare fra i boschi e sentire il fruscio del vento tra le fronde dei pini.