clearChiudi Menu

Categoria:Football Scritto il :19 Ottobre 2016

Quando il gioco si fa duro… gli infortuni tipici del football americano

Il football americano è uno sport duro e crudo. Il più delle volte gli attaccanti colpiscono a duro muso gli avversari producendo danni fisici importanti, è proprio per questo che le protezioni e i caschi sono prodotte con materiali testati per i grossi scontri e, durante le partite, ogni infortunio viene risolto celermente per evitare peggioramenti. Esistono infortuni che intercorrono più frequentemente rispetto ad altri.

La prima di queste è la commozione cerebrale. Uno studio americano ha rivelato come le ripercussioni neurologiche per i giocatori di football siano molto comuni, colpendo circa il 61% di essi. Il livello di gravità riscontrato è variabile e va dalla perdita di sensibilità nervosa del 49% fino all’incapacità di alimentarsi autonomamente dell’11%.
Le conseguenze dirette di multiple commozioni è una demenza precoce, nota con il nome di encefalopatia traumatica cronica. Molto comune anche nel pugilato, dove però a differenza del football il fine è mettere a terra l’avversario.

Di questa patologia soffrono due grandi campioni come Turley e Wright. Entrambi famosi come offensive tackle. Un altro dato preoccupante, ottenuto grazie alla donazione del cervello post-mortem di 91 giocatori di football professionista, ha riscontrato come il 95% ovvero 87 su 91 è riscontrato positivo all’encefalopatia traumatica cronica. Questo è il segno che nelle profondità di questo sport si nasconde un nemico molto più ostile degli attacchi avversari.

Un quadro disarmante che sta scuotendo le coscienze americane e solleva i dubbi circa l’entrata in gioco di nuove regole capaci di contenere il fenomeno. Una modifica che al momento non è accettata dalla NFL che, al contrario, nel corso dei decenni ha glorificato e giustificato gli atteggiamenti e gli scontri violenti tra i giocatori. Secondo la Lega questi incidenti fanno parte del pacchetto completo e i giocatori lo sanno.

Un altro tipo di infortunio tipico da giocatore di football, in particolare nel running back, è la rottura di legamenti e articolazioni. Questo è causato dalla tendenza di questa figura a compiere i juke, i repentini cambi di direzione per schivare gli avversari. Le ginocchia sono ovviamente le più colpite sia perché assorbono tutto il peso della spinta sia perché tutti i movimenti si basano sulla sua flessibilità. Non è una sorpresa che la maggior parte dei running back si ritiri in età giovane rispetto a qualsiasi altra figura della squadra.
Stesso problema per le spalle, oggetti di rotture durante gli scontri per il possesso della palla.

Un ulteriore infortunio, che interruppe la carriera di Everett dei Bills di Buffalo, è la rottura dei dischi vertebrali. Durante una partita, il giocatore fu messo a terra dall’avversario cadendo di schiena. Ciò ha comportato la lesione permanente delle ossa del collo. Questo rischio è abbastanza raro ma può accadere, con conseguenze direttamente proporzionali al punto di rottura. Se sono interessate le prime vertebre potrebbero accadere danni neurologici causati dall’ipossia cerebrale o, addirittura, la morte. Le restanti vertebre sono invece connesse agli arti e in base alla sede interessata si può avere una tetraplegia emiplegia. Insomma, il football è questo: uno sport sentito e fisico, i suoi giocatori conoscono le regole e le possibili conseguenze ma si auspica ad un maggior controllo in modo da ridurre rischi inutile e violenza gratuita.