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  • Borsite della spalla

    La borsite della spalla è un processo infiammatorio della borsa sierosa dell’articolazione che rende difficile il movimento dei tendini e dei muscoli circostanti. È conosciuta anche come “borsite subdeltoidea” o “borsite subacromiale” ed è una delle patologie più diffuse che colpiscono la spalla degli atleti che compiono movimenti ripetitivi con le braccia in flessione come i tennisti, i lanciatori e i body builder.

    CAUSE
    La patologia della borsite alla spalla colpisce soprattutto quei pazienti che svolgono attività lavorative o sportive con le braccia in flessione (tennisti, lanciatori, body builder, imbianchini). Tra le cause principali troviamo:

    • sovraccarico dei tendini,
    • trauma che provoca una contusione,
    • tendinite del sovraspinoso o del bicipite,
    • calcificazioni,
    • infiammazioni.

    COME SI CURA
    Anche in questi casi la terapia conservativa risulta essere almeno inizialmente la più efficace, quindi: riposoghiaccio, se possibile elevazione della parte colpita e bendaggio compressivo (non troppo stretto). Questo trattamento spesso risolve le borsiti che hanno cause prevalentemente traumatiche.

    Se invece la patologia è recidiva perché i microtraumi vengono protratti nel tempo o determinati lavori non possono prescindere da alcuni movimenti, si può procedere all’aspirazione del liquido in eccesso per poi passare eventualmente, sempre a seguito di un consulto con lo specialista, a terapie farmacologiche volte a ridurre l’infiammazione.

  • Contusione articolare

    Le contusioni articolari interessano l’articolazione è spesso causa di un immediato emarto, cioè il versamento di sangue in una cavità articolare, o di una reazione sinoviale con idrartro, cioè il versamento sieroso in una cavità articolare, anche tardivo dopo 12 o 24 ore.

    COME SI TRATTA
    Il ghiaccio e il riposo anche senza immobilizzazione assoluta, sono le terapie applicate. In caso di infezione dell’articolazione, si deve intervenire con antibiotici nella cavità articolare stessa.

  • Distorsione alla caviglia

    Le distorsioni sono perdite momentanee ed incomplete dei rapporti articolari fra due capi ossei. Quella alla caviglia è la perdita dei rapporti articolari tra le ossa distali della gamba, la tibia e il perone, e il primo osso del piede, l’astragalo. Tale tipologia di distorsione prende il nome di “Distorsione Tibio Tarsica”.

    CAUSE
    Le distorsioni sono causate da traumi o contusioni soprattutto delle ossa più sporgenti, o di movimenti innaturali delle ossa mobili, ma anche un insufficiente tono muscolare può facilitarla.

    COME SI CURA
    Riposo: il trattamento iniziale per una distorsione alla caviglia è sempre conservativo, con ghiaccio, bendaggio elasto-compressivo e caviglia posta in elevazione, allo scopo di ridurre dolore e gonfiore, cercando però di limitare l’immobilizzazione della caviglia per evitare una rigidità residua.

    Trattamento: nei casi più gravi può essere consigliata la fisioterapia con massaggi, ultrasuoni, elettrostimolazione e stretching per poi procedere con la rieducazione funzionale e il rinforzo muscolare.

    Recupero: dopo circa 1 settimana dall’evento traumatico, si può iniziare a muovere sempre di più la caviglia, spesso un esercizio consigliato è quello di immaginare di disegnare col piede tutte le lettere dell’alfabeto.

  • Sindrome del compartimento anteriore della gamba

    La sindrome del compartimento anteriore della gamba interessa i muscoli localizzati in questa zona del corpo e genera uno stato doloroso; nella fase iniziale il dolore può manifestarsi in forma graduale, per raggiungere in seguito l’impotenza funzionale (debolezza estrema e intorpidimento), accompagnata in alcuni casi a dolore alla palpazione e a gonfiore localizzato. Gli sportivi maggiormente colpiti dalla sindrome compartimentale sono i podisti. Nella sua forma cronica, la sindrome compartimentale contribuisce a ridurre progressivamente l’efficienza muscolare in seguito alle alterazioni dei flussi arteriosi e dei riflussi venosi e si manifesta con un dolore importante in fase acuta che riappare alla ripresa delle attività.

    CAUSE
    La causa della sindrome del compartimento anteriore della gamba è da ricercare nello stress da sovraccarico funzionale del muscolo tibiale anteriore, oltre che da un eventuale evento traumatico. Nella forma acuta, questa patologia insorge in seguito ad allenamenti troppo intensi, da uno stress eccessivo con forma fisica non adeguata, dalla scelta di percorsi in salita (per i runner). Nella sua forma cronica, la patologia è dovuta all’ipertrofia (sviluppo eccessivo) delle masse muscolari: questo contribuisce a tendere il sistema fasciale di contenimento, determinando un notevole aumento della pressione interna del compartimento e riducendo di conseguenza l’efficienza muscolare.

    COME SI CURA
    La sindrome del compartimento anteriore della gamba in forma acuta può essere trattata con l’applicazione di ghiaccio ed il b nelle prime 48/72 ore, in associazione al ricorso a farmaci antinfiammatori così da limitare la pressione compartimentale. Nella sua forma cronica, il trattamento prevede allo stesso modo riposo e ghiaccio per le prime 48/72 ore, seguito da sessioni di stretching statico in diversi momenti della giornata e dal ricorso a terapia strumentali termiche come ultrasuoni e radar-terapia.

  • Contusione muscolare

    Le contusioni muscolari sono lesioni più o meno importanti della fascia sottocutanea e di quella muscolare. La loro gravità aumenta quando le contusioni avvengono a muscolo contratto, per esempio sul quadricipite o sui gemelli. Si sviluppa sempre l’ematoma che tende a diffondersi.

    COME SI TRATTA
    Il riposo assoluto, il ghiaccio assiema magari a un bendaggio contenitivo, sono l’ideale per la guarigione di queste contusioni.

  • Lesione del menisco

    Il menisco è una struttura cartilaginea del ginocchio che si trova tra il femore e la tibia. La funzione dei menischi (che sono due, uno laterale e uno mediale) è quella di agire da ammortizzatori tra femore e tibia, contribuendo ad attutire e ad ammortizzare i carichi ai quali è sottoposto il ginocchio e rendendolo maggiormente stabile. Le lesioni del menisco, che possono essere dovute a cause diverse, si associano a sintomi precisi: dolore, rigonfiamento e difficoltà nella mobilità del ginocchio. In alcuni casi è possibile che il ginocchio si blocchi completamente (blocco articolare). La gran parte delle persone che incappano in questo tipo di infortunio non se ne accorge immediatamente e continua a camminare, lo stesso succede agli atleti che molte volte si accorgono del dolore (e quindi dell’infortunio) solo dopo la fine della partita o dell’attività in generale.

    CAUSE
    Il menisco può lesionarsi in seguito ad un processo degenerativo; sono le persone anziane ad essere maggiormente esposte a questo tipo di problematica, con il passare degli anni, infatti, il tessuto cartilagineo si logora e di conseguenza diventa maggiormente esposto alla rottura o alla lesione. Nella maggior parte delle volte gli infortuni al menisco avvengono durante la pratica di un’attività sportiva: sia in caso di movimenti particolari (come ad esempio una torsione) che in caso di contatto diretto con l’avversario.

    COME SI CURA
    La prima cosa da fare in caso di sospetta lesione meniscale è quella di rivolgersi ad uno specialista in grado di compiere una valutazione precisa. Sarà lo specialista che potrà consigliare come agire: a seconda che la lesione sia più o meno importante, ed a seconda dell’età e delle condizioni del paziente, il medico deciderà se limitarsi all’applicazione localizzata di ghiaccio (così da ridurre dolore e gonfiore) e ad una breve terapia a base di antinfiammatori oppure se ricorrere ad un intervento chirurgico. A quest’ultima opzione si ricorre soprattutto quando un pezzo di cartilagine si è staccato completamente e rischia di bloccare l’articolazione. La tecnica di intervento per la “pulizia” del menisco si chiama artroscopia: una volta suturato, il menisco si rigenera autonomamente e spontaneamente.

    Recupero: dopo un intervento di artroscopia è fondamentale passare attraverso un periodo di riabilitazione fisioterapica. Lo scopo è quello di ridurre il gonfiore ma soprattutto di recuperare gradatamente la mobilità dell’articolazione. In generale, dopo l’intervento i tempi di recupero possono variare tra i 10 e i 15 giorni per riprendere i movimenti della muscolatura, mentre per tornare alla normalità occorre attendere almeno un mese.

  • Tendinopatie del ginocchio

    Le tendinopatie sono in generale tutte le patologie relative ai tendini e possono quindi riferirsi a una varietà di condizioni dolorose che si sviluppano all’interno e attorno al tendine. Le patologie riguardanti i tendini del ginocchio sono prevalentemente:

    • la tendinite del tendine rotuleo o patellare,
    • la tendinite del muscolo quadricipite,
    • la tendinite del popliteo.

    CAUSE
    Le diverse patologie hanno cause differenti ma tendenzialmente le tendiniti al ginocchio sono frequenti in chi pratica sport come la pallavolo, il basket, il calcio e l’atletica.

    La tendinite del tendine rotuleo è particolarmente frequente in chi fa sport durante attività esplosive come balzi e scatti perché è parte integrante dell’apparato estensore del ginocchio come proseguimento della componente muscolare e tendinea del quadricipite.

    Il tendine del muscolo quadricipite è particolarmente robusto e si lesiona raramente ma si possono comunque sviluppare delle tindonopatie se si praticano discipline sportive che prevedono forti accelerazioni degli arti inferiori seguite da brusche frenate.

    La tendinite poplitea è poco frequente e colpisce l’inserzione del tendine popliteo sull’epicondilo laterale del femore. Questa lesione è comune nei podisti e nelle persone costrette a camminare in discesa con sovraccarico (ad esempio uno zaino). Il dolore, che compare generalmente sotto carico con il ginocchio leggermente flesso (15-30°), è localizzato nella parte esterna del ginocchio (condilo femorale laterale).

    COME SI CURANO
    La molteplicità delle tendinopatie rende il trattamento estremamente vario ma, in generale, si basa sul riposo funzionale, la crioterapia, lo stretching e il potenziamento muscolare isometrico dei muscoli motori dei tendini affetti. Può essere necessario anche ricorrere all’utilizzo di terapie fisiche come ultrasuoni, laserterapia, tecarterapia, onde d’urto, ortesi (plantari), terapie farmacologiche (su consiglio del proprio medico di fiducia per il controllo del dolore o dell’infiammazione vera e propria) e, solamente in rari casi, al trattamento chirurgico.

  • Stiramenti

    Lo stiramento muscolare (anche elongazione muscolare) è un infortunio di comune riscontro nella pratica sportiva (fra gli atleti più colpiti si ricordano i calciatori, i rugbisti e i podisti) eprovoca un’alterazione del tono del muscolo. È un tipo di lesione facilmente riscontrabile in ambito sportivo ed è provocato da un allungamento eccessivo delle fibre del muscolo.
    Si tratta di una lesione il cui livello di gravità è compreso fra quello della contratturae quello della distrazione muscolare. Se si considerano i quattro livelli di classificazione delle lesioni muscolari:
    ▪ livello 0: contrattura muscolare,
    ▪ livello 1: stiramento muscolare,
    ▪ livello 2: distrazione muscolare,
    ▪livello 3: strappo muscolare.
    Si nota facilmente che lo stiramento muscolare non può essere considerato un infortunio particolarmente grave tant’è vero che ecograficamente non è rilevabile, anche se è opportuno tenere ben presente che una sua scorretta gestione può causare diversi problemi.
  • Lesione dei legamenti crociati

    I legamenti sono formazioni di tessuto connettivo fibroso che collegano tra loro le ossa del ginocchio (tibia e femore) garantendo così la mobilità dell’articolazione. La lesione di uno un più legamenti si verifica quando la forza applicata a questi ultimi supera la massima resistenza: questo avviene solitamente in seguito ad un trauma che ne danneggia la struttura.
    I legamenti crociati si trovano all’interno dell’articolazione del ginocchio, divisi tra anteriore e posteriore. In particolare il legamento crociato anteriore è specificatamente esposto a lesioni e rotture a causa delle forti sollecitazioni meccaniche alle quali è sottoposto durante la pratica sportiva. I sintomi di una lesione del legamento crociato anteriore, classificata in tre distinti gradi a seconda della gravità, sono la comparsa di un’emorragia nella zona articolare che si manifesta con un rigonfiamento del ginocchio e con la presenza di un’ecchimosi. Anche il dolore è caratteristico di una lesione dei legamenti, soprattutto quando si compiono determinati movimenti.

    CAUSE
    In generale, la lesione di un legamento si verifica in seguito ad una contusione ed al conseguente urto, che si ripercuote sulla struttura dell’articolazione. Se negli anziani il rischio è quello di una perdita di equilibrio, che può portare ad una caduta e quindi ad trauma che può interessare i legamenti, per chi pratica un’attività sportiva il rischio di urti e cadute è naturalmente più elevato.

    COME SI CURA
    Per comprendere l’effettiva situazione di un ginocchio che ha subito un trauma è necessario sottoporsi alla visita di uno specialista, l’unico in gradi di valutare la gravità di una determinata lesione. In ogni caso, i tempi di recupero associati ad una lesione parziale (ed a maggior ragione ad una rottura completa) sono generalmente lunghi. Per lesioni di natura moderata il recupero completo è stimato in 4-6 settimane, mentre in caso di danni più gravi si può arrivare anche a 6 mesi di stop. Questo perché non è sempre possibile confidare nella capacità di auto-recupero del corpo umano, in alcuni casi infatti è necessario ricorrere ad un intervento chirurgico o all’artroscopia, in seguito al quale occorre seguire una riabilitazione specifica con l’obiettivo di riacquistare la completa mobilità dell’articolazione e riacquisire la capacità muscolare.

  • Tendinopatie della caviglia

    Le tendinopatie sono in generale tutte le patologie relative ai tendini e possono quindi riferisti a una varietà di condizioni dolorose che si sviluppano all’interno e attorno al tendine. Le tendinopatie della caviglia più frequenti negli sportivi sono da ricondursi a infiammazioni o sindromi dolorose dovute al continuo sollecito dell’articolazione del piede.

    CAUSE
    Le diverse tendinopatie della caviglia hanno cause differenti ma le più diffuse sono da ricondurre a infiammazioni. Queste ultime possono ricondursi a:

    • infortuni,
    • traumi,
    • usura,
    • movimenti ripetitivi durante lo sport,
    • calzature inappropriate,
    • sfregamento contro speroni ossei,
    • malattie metaboliche.

    Altre cause possono ricondursi a lesioni dei tendini a livello cellulare.

    COME SI CURANO
    La varie cause delle tendinopatie della spalla rende il trattamento estremamente vario ma, in generale, si basa sul riposo funzionale, la crioterapia, lo stretching e il potenziamento muscolare isometrico dei muscoli motori dei tendini affetti. Può essere necessario anche ricorrere all’utilizzo di terapie fisiche come ultrasuoni, laserterapia, tecarterapia, onde d’urto, ortesi (plantari), terapie farmacologiche (su consiglio del proprio medico di fiducia per il controllo del dolore o dell’infiammazione vera e propria) e, solamente in rari casi, al trattamento chirurgico.

  • Borsite del ginocchio

    La borsite del ginocchio è un processo infiammatorio della borsa sierosa dell’articolazione che rende difficile il movimento dei tendini e dei muscoli circostanti. Può essere:

    • prerotulea (prepatellare), detta anche “ginocchio della lavandaia”, è la conseguenza di una infiammazione della borsa sierosa prepatellare collocata anteriormente e distalmente dalla rotula;
    • infrapatellare, detta anche “ginocchio del posatore” o “del saltatore”, è la conseguenza di una infiammazione della borsa infrapatellare sotto la rotula e il tendine responsabile di collegare il tessuto muscolare della coscia alla rotula.

    Esiste una terza borsa non ginocchio, la borsa anserina, che si trova sul lato interno inferiore del ginocchio. L’infiammazione della borsa anserina colpisce soprattutto le donne di mezza età e i sintomi includono dolore dietro al ginocchio, specialmente quando si salgono le scale. La borsite anserina si presenta comunemente in soggetti obesi.

    CAUSE
    Le borsiti prerotulea o prepatellare e infrapatellare sono il risultato di traumi ripetuti come il frequente inginocchiamento su superfici dure oppure da sollecitazioni ripetute dovute allo sport praticato o a una professione particolare (da cui derivano gli attributi “lavandaia”, “posatore” e “saltatore”).

    Anche situazioni traumatiche acute, come una forte botta al ginocchio, possono causare una emorragia locale che, a seconda del punto colpito, penetrando in una delle borse le irrita e le infiamma (si parla in questo caso di borsite acuta traumatica).

    COME SI CURA
    Anche in questi casi la terapia conservativa risulta essere almeno inizialmente la più efficace, quindi: riposoghiaccio, se possibile elevazione della parte colpita e bendaggio compressivo (non troppo stretto). Questo trattamento spesso risolve le borsiti che hanno cause prevalentemente traumatiche.

    Se invece la patologia è recidiva perché i microtraumi vengono protratti nel tempo o determinati lavori non possono prescindere da alcuni movimenti, si può procedere all’aspirazione del liquido in eccesso per poi passare eventualmente, sempre a seguito di un consulto con lo specialista, a terapie farmacologiche volte a ridurre l’infiammazione.

  • Borsite

    La borsite è un processo infiammatorio della borsa sierosa di un’articolazione. La borsa sierosa è un piccolo sacco situato nelle articolazioni che contiene il liquido sinoviale. In caso di borsite il movimento del tendine sovrastante crea maggiore attrito e frizione e diviene difficile e doloroso, tale movimento associato a quello muscolare inoltre aggrava l’infiammazione, creando un circolo vizioso difficile da curare.

    CAUSE
    Le cause principali risultano essere la ripetizione prolungata di movimenti o un’eccessiva pressione sull’articolazione. Le parti più colpite sono infatti i gomiti e le ginocchia ma anche la spalla in alcuni sport viene sollecitata eccessivamente e può essere una sede relativamente comune di borsite.
    Aldilà degli infortuni traumatici, sportivi o del lavoro sono riscontrabili altre cause ricorrenti:

    • infettive
    • infiammatorie
    • reumatiche (gotta, malattia reumatica, artrite reumatoide)

    COME SI CURA
    Anche in questo caso la terapia conservativa risulta essere almeno inizialmente la più efficace, quindi: riposo, ghiaccio, se possibile elevazione della parte colpita e bendaggio compressivo (non troppo stretto).

    Successivamente, se il liquido non viene riassorbito in tempi brevi, si può procedere all’aspirazione del liquido in eccesso per poi passare eventualmente, sempre a seguito di un consulto con lo specialista, a terapie farmacologiche volte a ridurre l’infiammazione.

  • Sindrome della cuffia dei rotatori

    Per cuffia dei rotatori si intende il complesso di tendini dei muscoli della spalla che racchiudono la testa dell’omero, rendendone possibile il movimento. La spalla è infatti un’articolazione che sfrutta il meccanismo dell’articolazione a sfera: una palla, cioè la testa dell’osso, si inserisce appoggiandosi ad una zona praticamente piatta della scapola. Il braccio risulta di conseguenza tenuto in sede all’interno della spalla proprio grazie all’azione della cuffia dei rotatori, che attacca l’omero alla scapola e aiuta a sollevare e ruotare il braccio.
    La gran parte delle lesioni coinvolgono il tendine del muscolo sovraspinato, anche se possono essere interessati altri tendini. Molto spesso le lesioni cominciano con uno sfilacciamento, che progredisce in seguito con uno strappo completo, anche in seguito al semplice sollevamento di un oggetto pesante. Oltre alla rottura parziale esiste infatti la rottura completa (o a tutto spessore), con il tendine che si divide in due parti.

    CAUSE
    L’origine di questo tipo di patologia può essere dovuta a diverse cause: possono intervenire fattori estrinseci, come il sovraccarico meccanico, stress ripetitivi e traumi, oppure fattori intrinseci come la struttura dell’acromion, una vascolarizzazione imperfetta o un’alterazione delle capacità elastiche dei tessuti (come succede ad esempio nel corso dell’invecchiamento).
    Le cause delle patologie della cuffia dei rotatori si dividono in due gruppi: le lesioni acute e i fenomeni degenerativi. Le lesioni acute sono rappresentate da cadute, dal sollevamento di oggetti troppo pesanti, da un movimento a strappo. Nella grande maggioranza dei casi le lesioni sono dovute ad un logoramento del tendine che avviene nel corso del tempo: per questo spesso avvengono con l’avanzare dell’età e spesso nel braccio dominante.
    A causare le lesioni degenerative sono fondamentalmente tre tipi di fattori: stress ripetuti (dovuti a movimenti ripetuti che sollecitano muscoli e tendini della cuffia) come ad esempio in caso di sport come il baseball, il tennis o il culturismo, carenza di afflusso di sangue (dovuta all’invecchiamento ed alla conseguente diminuzione della capacità del copro umano di auto riparare i propri tessuti) e comparsa dei cosiddetti “speroni ossei”, frammenti di ossa che crescono eccessivamente e che strofinandosi contro i tendini possono provocare lesioni alla cuffia.

    COME SI CURA
    Imprenscindibile, in caso di sospetta sindrome della cuffia dei rotatori, farsi visitare da uno specialista, il quale potrà decidere di sottoporre il paziente ad una radiografia, una risonanza magnetica o un’ecografia. Il trattamento di una lesione di questo tipo cambia da persona a persona, per stabilirlo è necessario tenere conto dell’età del paziente, del livello di attività e dello stato di salute in generale.
    Nella metà circa dei casi di sindrome della cuffia dei rotatori il trattamento che non prevede un intervento chirurgico contribuisce a ridurre il dolore ed a migliorare la funzione: tra i diversi trattamenti c’è innanzitutto il riposo o la modifica delle attività, il ricorso a farmaci anti-infiammatori non steroidei, lo svolgimento di esercizi di potenziamento e fisioterapia. le infiltrazioni di corticosteroidi.
    L’intervento chirurgico al quale si ricorre per guarire da questa patologia consiste nel ricollegare il tendine alla testa dell’omero (l’osso del braccio) fissandolo con l’utilizzo di microviti.

  • Sindrome femoro-rotulea

    La sindrome femoro rotulea è una patologia che interessa l’articolazione compresa tra il femore e la rotula. A caratterizzarla è un impedimento del movimento della rotula nel suo alloggiamento naturale, il condilo. La rotula infatti agisce per veicolare la forza del muscolo quadricipite e permettendo così il movimento di estensione del ginocchio. In sostanza lavora come una sorta di “puleggia”, scorrendo sopra il femore dentro una sede chiamata troclea.
    Nei pazienti affetti da sindrome femoro-rotulea questo movimento risulta meno fluido e la rotula si scontra con le pareti della troclea, provocando uno sfregamento che ha come conseguenza uno stato infiammatorio e doloroso, localizzato principalmente nella zona anteriore-laterale del ginocchio. Ad essere colpiti da questo disturbo sono in particolare alcune categorie di sportivi, come ad esempio i runner ed in generale tutti coloro che praticano uno sport nel quale sono richiesti salti o flessioni ripetute del ginocchio.

    CAUSE
    Tra le cause più frequenti della sindrome femoro-rotulea ci sono una rotazione della tibia sul femore (intrarotazione del femore o extrarotazione della tibia), l’estremo valgismo del ginocchio (una conformazione anatomica particolare nella quale uno o entrambi i condili femorali hanno una forma non “corretta”), l’ipotonotrofia di uno dei quattro capi del quadricipite (lo squilibrio più comune è quello tra il vasto mediale e quello laterale) e la retrazione della bendelletta ileo-tibiale, del bicipite femorale o del legamento alare esterno.

    COME SI CURA
    Naturalmente il trattamento da adottare per questo tipo di patologia dipende dalla sua gravità. In generale il riposo può risultare benefico, per limitare il dolore invece è consigliato il ricorso a farmaci antinfiammatori non steroidei, l’applicazione di bendaggi compressivi, di ghiaccio o l’utilizzo di magnetoterapia, ultrasuoni o laser. Uno specialista consiglierà certamente anche il potenziamento muscolare del quadricipite femorale mediante esercizi isometrici. Anche lo stretching per allungare i muscoli del polpaccio e quelli ischio-cruciali risulta efficace. Se entro 2 mesi dall’insorgere della patologia il dolore non è ancora scomparso, può essere necessario un intervento chirurgico che riallinei meccanicamente la rotula all’interno della propria sede.

  • Sindrome della bandelletta ileotibiale

    La sindrome della bandelletta ileotibiale è conosciuta anche come ginocchio del corridore e consiste in un processo infiammatorio della zona ileotibiale che si trova nella fascia laterale del femore e riveste esternamente i muscoli della coscia. La funzione principale della bandelletta ileotibiale è quella di dare stabilità alla componente antero-laterale del ginocchio. Già si capisce a questo punto il perché del nome e il fatto che questa patologia sia diffusa, oltre che tra i podisti, fra gli sportivi non per forza professionisti.
    CAUSE
    La sindrome della bandelletta ileotibiale è considerata una sindrome da sovravvarico muscolare della coscia le cui cause però possono riguardare un insieme di fattori predisponenti e di condizioni di tipo sportivo.
    I fattori predisponenti comprendono:
    • dismetria degli arti inferiori,
    • varismo della tibia o del ginocchio (le classiche gambe a parentesi),
    • piede tendente alla pronazione (i podisti si distinguono in supinatori, neutri e pronatori proprio per l’appoggio del piede),
    • epicondilo femorale pronunciato,
    • sovrappeso.
    Tra i fattori sportivi ritroviamo:
    • correre su piani inclinati (come ad esempio correre sul lungomare o su un ciglio in pendenza),
    • corse lunghe,
    • allenamenti intensi in periodi molto brevi,
    • intensificazione e cambiamento degli allenamenti d corsa,
    • cambi di tracciato con alternanza di salite e discese.
    A prescindere dai fattori scatenanti, la sindrome della bandelletta ileotibiale si manifesta attraverso un dolore continuo nella zona esterna del ginocchio e il dolore tende ad aumentare quando questo si piega. Il livello di maggior dolore si ha con un piegamento di 30°.
    COME SI CURA
    Ai primi sintomi di sindrome della bandelletta ileotibiale è opportuno diminuire i km o la durata degli allenamenti e fare, subito dopo, delle sedute di stretching e delle sedute di crioterapia (con la regola di 10’ con 10’ senza ghiaccio per non vanificare la terapia).
    Se il dolore non si attenua e diventa un problema continuare ad allenarsi si può precedere intervenendo con terapie di altro tipo come le infiltrazioni, la tecarterapia, gli ultrasuoni, la laserterapia…
    La sindrome della bandelletta ileotibiale, soprattutto quando esistono fattori predisponenti, è una patologia in cui risulta particolarmente indicata la prevenzione che può essere effettuata praticando in parallelo dello yoga o del pilates, famosi per lavorare sugli allungamenti e sull’elasticità dei muscoli; rafforzando la muscolatura della coscia, soprattutto quella posteriore, e del gluteo; massaggiando anche in autonomia la parte interessata dal fianco fino al ginocchio.
  • Trauma cranico

    Il trauma cranico avviene quando un trauma improvviso colpisce la testa e può riferirsi a problematiche di gravità diverse. Può comprendere:
    • lesioni al cuoio capelluto,
    • fratture al cranio,
    • commozioni celebrali,
    • contusioni e lacerazioni al cervello,
    • ematomi intracranici (accumuli di sangue),
    • danni a cellule nervose.
    I traumi cranici che non hanno conseguenze sul cervello vengono considerati lievi o leggeri. Alcuni sintomi possono risultare immediatamente evidenti, come le lesioni cutanee, mentre altri si possono manifestare solo alcuni giorni o settimane dopo la lesione. I sintomi di un trauma cranico variano al variare della gravità del trauma, la persona colpita può rimanere cosciente o può perdere conoscienza per più o meno tempo, può sentirsi confusa o un po’ strana anche per giorni o settimane dopo l’accaduto.
    Altri sintomi possono essere: cefalea, confusione mentale, sensazione di leggerezza alla testa, eccessiva sonnolenza, occhi stanchi o vista confusa, ronzio nelle orecchie, sbalzi d’umore, problemi di memoria, nausee… Nei bambini sono da tenere sotto controllo i pianti persistenti, l’impossibilità a essere consolati e le inappetenze.
    CAUSE
    Lo dice il nome stesso: si tratta di un trauma, un colpo più o meno forte alla testa. Le cause sono quindi tendenzialmente accidentali e non è un caso che la metà dei traumi cranici siano dovuti a incidenti stradali. Altre cause possono essere le cadute o le percosse.
    COME SI CURA
    Trattandosi spesso di un evento accidentale l’assistenza medica comincia con un primo soccorso sulla scena dell’incidente o quando il paziente arriva in pronto soccorso. Il personale medico valuterà il danno e cercherà di stabilizzare il paziente e prevenire ulteriori complicanze.
    Se il trauma cranico è lieve e non ci sono altri sintomi oltre al dolore ed eventualmente al sanguinamento della zona colpita, il medico tratterà le ferite e potrà prescrivere degli analgesici.
    Nelle prime 24 ore sia gli adulti che i bambini devono essere controllati a cadenza regolare per escludere la comparsa di sintomi potenzialmente pericolosi.
    Se il trauma cranico è grave i soccorritori dovranno innanzitutto immobilizzare la testa e il collo del paziente: il collo soprattutto viene dato per rotto finché una radiografia non dimostra il contrario. Il paziente viene ricoverato generalmente in terapia intensiva dove i livelli di ossigeno e anidride carbonica nel sangue sono controllati costantemente e dove vengono effettuati tutti gli accertamenti e le terapie specifiche a seconda della gravità e degli effetti del trauma cranico.
  • Contusione cutanea

    Le contusioni cutanee sono di frequente associate a ferite o a lesioni della cute, più o meno profonde. Spesso il trauma è accompagnato dalla formazione di un ematoma, che può assumere notevole importanza quando si sviluppa in regioni dove è possibile la lesioni di grossi vasi venosi o arteriosi.

    COME SI TRATTA
    In questi casi, se esiste una lacerazione cutanea, bisogna prima intervenire con un’accurata detersione e disinfezione della parte lesa e contusa con liquidi antisettici e disinfettanti o con pomate antibiotiche e sulfamidiche per evitare eventuali infezioni e ricoprire con una benda asettica o con un cerotto. In seguito è opportuno tenere a riposo la zona contusa e raffreddarla con ghiaccio per cercare di contenere l’eventuale formazione di un ematoma.

  • Distorsione del polso

    Le distorsioni sono perdite momentanee ed incomplete dei rapporti articolari fra due capi ossei. Il polso è costituito dall’estremità distale del radio e dell’ulna e dal carpo costituito a sua volta da 8 ossa. Tutte queste strutture sono strettamente collegate tra di loro da un complesso sistema legamentoso.

    Se questo sistema subisce uno stress eccessivo e i legamenti dell’articolazione vengono mandati in trazione e allungati in modo innaturale e oltre i loro limiti è qui che avviene la distorsione. Le distorsioni posso variare da un semplice stress dei legamenti fino a una loro rottura completa.

    Il grado di lesione, proporzionale allo stress improvviso che colpisce la struttura articolari, riconosce come sintomo comune e principale il dolore assai sovente accompagnato da edema, ematomi, contrattura della muscolatura ed impotenza funzionale della parte interessata.

    CAUSE
    La causa più comune della distorsione del polso è causate da un movimento sbagliato o da un forte e improvviso trauma che, forzando le strutture ai limiti anatomici e fisiologici, produce danni a tessuti quali le cartilagini e capsule articolari, legamenti, tendini ed ai fasci vascolo nervosi ad essi correlati.

    La causa principale che può  provocare la patologia è la caduta accidentale nella quale si portano le mani in avanti nel tentativo di attutire l’impatto. Il questo modo tutto il peso corporeo va a gravare sulla struttura del polso provocando la distorsione.

    Le cause sono quindi i traumi o le contusioni, ma anche un insufficiente tono muscolare può causarne.

    COME SI CURA
    Riposo: il trattamento iniziale per una distorsione del polso è sempre conservativo, con ghiaccio, immobilizzazione e bendaggio compressivo, allo scopo di ridurre dolore e un eventuale gonfiore cercando di utilizzare l’arto interessato il meno possibile e cercando di tenerlo in elevazione.

    Trattamento: varia a seconda dell’estensione e della profondità delle lesioni presenti. Dal semplice riposo associato a terapia fisica e farmacologica (sempre dove consigliato dal proprio medico di fiducia) si può arrivare all’ingessamento, in caso di frattura o all’intervento chirurgico per i casi in cui le lesioni non abbiano risposto a nessuno dei trattamenti precedenti o che siano di tale entità da essere riparabili solo chirurgicamente.

    Recupero: variabile a seconda della durata e dell’entità del trattamento seguito. Dalla semplice ripresa delle normali attività in poco tempo si può recuperare la totalità delle funzioni articolari anche dopo mesi dall’evento traumatico.

  • Contusioni

    Le contusioni sono il risultato di lesioni traumatiche, accompagnate da un travaso di sangue che può essere più o meno importante. La contusione può complicarsi con la formazione di un ematoma, cioè con la raccolta circoscritta di sangue, fuoriuscito dai vasi, all’interno di un tessuto.

    L’ematoma può essere più o meno cospicuo, sottocutaneo o intramuscolare e anche molto voluminoso. Se non è eccessivamente grosso, in genere viene riassorbito lentamente, senza nessun intervento particolare. Esistono diversi tipi di contusioni che si differenziano in base alla zona colpita e sono: cutanee, muscolari, tendinee, articolari e ossee.

  • Epicondilite

    L’epicondilite è una patologia che si manifesta con lo stato infiammatorio di un tendine (quello del muscolo estensore radiale breve del carpo, che contraendosi estende il polso e l’avambraccio) nel punto della sua inserzione sull’epicondilo omerale. Si tratta di un disturbo comunemente chiamato “gomito del tennista” perché associato in maniera particolare alla pratica di questo sport, a causa delle continue sollecitazioni e dei movimenti ripetitivi che danneggiano muscoli e tendini dell’avambraccio. I sintomi dell’epicondilite sono una condizione dolorosa (che si sviluppa gradualmente) associata ad un gonfiore sulla parte esterna del gomito ed alla difficoltà ad estendere il polso.

    CAUSE
    Le più recenti ricerche dimostrano come l’epicondilite sia causata dal danneggiamento di un muscolo specifico dell’avambraccio, il muscolo estensore radiale breve del carpo, la cui funzione è quella di aiutare a stabilizzare il polso quando il gomito è diritto. Quando questo muscolo si indebolisce eccessivamente in seguito ad un uso eccessivo si formano una serie di lesioni microscopiche nel tendine, nel punto in cui questo si inserisce sull’epicondilo. Non sono solo gli atleti che praticano determinati sport ad essere colpiti dall’epicondilite, anche chi svolge lavori che comportano il dover sollevare ripetutamente pesi di una certa importanza (falegnami, idraulici, meccanici, cuochi e macellai) è a rischio.

    COME SI CURA
    All’incirca il 90% dei pazienti colpiti da epicondilite guariscono senza dover ricorrere ad un intervento chirurgico. Dopo il necessario riposo, il trattamento più adatto comprende l’assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei. Una volta ripresa la normale funzionalità del braccio, è opportuno chiedere consiglio al medico specialista rispetto agli attrezzi più adatti da utilizzare per praticare un determinato sport: nel caso del tennis, racchette più o meno rigide, corde più o meno tese e dispositivi che contribuiscono ad attutire le vibrazioni applicati alle corde. Anche il ricorso alla fisioterapia può risultare utile alla guarigione del muscolo, così come l’utilizzo di tutori che possono contribuire ad alleviare i sintomi.

  • Contusione tendinea

    COSA È
    Le contusioni tendinee generalmente causano una sofferenza delle guaine, cioè l’involucro che avvolge i tendini e ne facilita il loro scorrimento. Meno probabili come conseguenza di contusioni sono le lesioni ai tendini, che costituiscono l’estremità fibrosa o connettivale del muscolo e la sua inserzione o con un segmento scheletrico, o con un altro muscolo o con il derma. Le contusioni tendinee determinano tenosinoviti importanti come, per esempio, quella al collo del piede, comunemente determinata dallo scarpone da sci, o del polso.
    COME SI TRATTA
    La cura si basa sul riposo immediato, in seguito all’uso di ghiaccio. Qui, l’utilizzo di bendaggi contenitivi con fasce elastiche di una buona parte dell’arto interessato risultano particolarmente utili. Se la zona interessata fosse il piede, si tende, per esempio, a fasciare dalla punta del piede fino al ginocchio escluso oppure dalla base delle dita fino al gomito.
  • Lussazione

    Le 206 ossa che compongono il corpo umano sono tenute insieme dalle articolazioni, classificate in base al grado di mobilità. La lussazione o slogatura è un evento traumatico che causa la perdita di stabilità tra le ossa all’interno di un’articolazione e possono essere complete o incomplete, quando le due ossa rimangono parzialmente in contatto tra loro. Le ossa che compongono l’articolazione si muovono in un modo in cui non dovrebbero causando danni a legamenti, cartilagini, vasi sanguigni, cute e infine le ossa stesse.

    Di solito le lussazioni vengono avvertite con un dolore improvviso e acuto che aumenta se si tocca la zona interessata. Questa tende a gonfiarsi con il passare delle ore e a seconda del grado della lussazione saranno visibili delle deformazioni a carico dell’articolazione.

    LE CAUSE

    Nella maggior parte dei casi una lussazione si verifica quando un forte trauma colpisce l’articolazione o quando durante un movimento la portiamo oltre il limite della normale mobilità. Non è un caso che le articolazioni più colpite da lussazioni sono anche quelle più mobili come spalla, gomito, anca, dita o ginocchio. Per questo motivo chi pratica sport come il rugby, l’ippica, lo sci, la pallavolo, il basket, il wrestling od altri sport di contatto corre un maggior rischio di subire questo tipo di infortuni.

    COME SI CURANO

    Subito dopo il trauma la lussazione deve essere ridotta da un medico che rimetterà in sede le ossa senza creare ulteriori danni ai tessuti. Il riposizionamento deve essere fatto il prima possibile perché già dopo poco tempo iniziano a formarsi tessuti cicatriziali che rendono necessario un intervento di riposizionamento chirurgico. Per il dolore e il gonfiore si potrà applicare del ghiaccio sulla zona colpita.

    Una volta ridotta la lussazione e attutiti dolore e gonfiore si potrà passare alla riabilitazione per restituire all’articolazione la mobilità e la funzionalità precedenti al trauma. La riabilitazione inizia con un periodo di riposo più o meno lungo e, a seconda della gravità della lussazione, si può intervenire immobilizzando la parte interessata.

    Terminata la fase di riposo inizia l’attività riabilitativa volta al rinforzo della muscolatura, fondamentale per evitare un’instabilità cronica dell’articolazione, e al recupero della mobilità.

  • Lombalgia

    La lombalgia è un dolore che interessa la parte inferiore della schiena, irradiandosi nei tratti lombare e sacrale della colonna vertebrale ed estendendosi fino alla zona dorsale, ai glutei e alle gambe. Nella maggior parte dei casi si presenta in forma acuta, se non trattata adeguatamente può tramutarsi in lombalgia cronica e riacutizzarsi periodicamente in seguito all’adozione di determinate posture scorrette.

    CAUSE
    Se la causa principale della lombalgia è rappresentata dalla sedentarietà, bisogna tenere presente che siamo di fronte ad un problema multifattoriale, che coinvolge aspetti molto diversi tra loro, tutti afferenti allo stile di vita. Tra questi: lavori pesanti e ripetitivi, l’adozione di una postura scorretta, la debolezza muscolare (lombare e addominale), la scarsa core-stability (carenza di tono muscolare su diaframma e pavimento pelvico), la riduzione della mobilità articolare, la presenza di curve disarmoniche (iperlordosi o scoliosi), l’eccesso di peso corporeo, la disidratazione, il fumo, la sindrome del piriforme, l’alterazione dell’appoggio plantare (piede cavo, piede piatto o alluce valgo), problemi cronici dell’apparato osseo (osteoporosi, osteoartrite o artrosi), ernia del disco, fratture vertebrali o spondilolistesi.

    COME SI CURA
    Gli specialisti che possono effettuare una diagnosi accurata della lombalgia sono ortopedici, fisiatri e neurochirurghi. Il primo passo di un trattamento efficace prevede il ricorso a farmaci antinfiammatori, antidolorifici, miorilassanti e cortisonici, da abbinare a massoterapia, manipolazioni e ginnastica posturale.

  • Lesione dei legamenti collaterali

    I legamenti sono formazioni di tessuto connettivo fibroso che collegano tra loro le ossa del ginocchio (tibia e femore) garantendo così la mobilità dell’articolazione. I legamenti collaterali si dividono tra mediale e laterale e sono collocati rispettivamente sulla faccia interna ed esterna del ginocchio, la loro funzione principale è quella di stabilizzarlo rispetto a tutti i movimenti trasversali. Rispetto ai legamenti crociati, i collaterali sono meno esposti al rischio di lesione, questo perché oltre ad essere maggiormente elastici sono protetti dall’intervento di altri stabilizzatori: in ogni caso, a danneggiarli è quasi sempre un meccanismo distorsivo del ginocchio. I sintomi di una lesione parziale (o di una rottura completa) dei legamenti collaterali sono rappresentati da un dolore accentuato quando si agisce una pressione locale, da una sensazione di instabilità e dal gonfiore.

    CAUSE
    La lesione di uno un più legamenti si verifica quando la forza applicata a questi ultimi supera la massima resistenza: questo avviene solitamente in seguito ad un trauma che ne danneggia la struttura.

    COME SI CURA
    Oltre che sui dati relativi ad eventuali esami, tra i quali la risonanza magnetica che serve a valutare il grado di lesione e soprattutto scongiurare danni ai tessuti circostanti, la diagnosi è basata su una serie di manovre eseguite dallo specialista. In base alla loro gravità ed alla loro natura, le lesioni dei legamenti collaterali si dividono in lesione di 1º grado (semplice stiramento associato a dolore ma senza instabilità), 2º grado (rottura parziale del tessuto, dolore vivo e segni di instabilità) e 3º grado (rottura totale, dolore vivo, instabilità accentuata).
    La cura varia a seconda del grado di lesione: per lesioni di 1º grado è sufficiente scaricare l’arto (utilizzando una stampella) e sottoporsi all’applicazione del ghiaccio e ad una terapia antinfiammatoria: fondamentale è sottoporsi il prima possibile ad una terapia di natura fisioterapica (teca, laser e riabilitazione conseguente).
    Per le lesioni di 2º grado è necessario indossare per almeno 15 giorni un apposito tutore che blocca la flessione a 30º gradi per passare in seguito alla fisioterapia. Per le lesioni di 3º grado l’intervento chirurgico è la scelta obbligata, con conseguente utilizzo di un tutore e fase di riabilitazione.

  • Condropatia rotule

    La condropatia rotulea, anche detta ginocchio del corridore, che si verifica con il deterioramento e rammollimento della strato di cartilagine situato sul lato interno della rotula. All’origine di questa patologia sta un movimento sbagliato della rotula, rispetto alle altre parti che compongono l’articolazione del ginocchio, in particolare alla porzione distale del femore.

    I sintomi tipici della condropatia rotulea sono il dolore in corrispondenza della rotula e la sensazione di scricchiolio al ginocchio, nel momento in cui si piega l’articolazione.

    CAUSE
    La condropatia rotulea è causata da uno sfregamento ripetuto della rotula contro la porzione di femore coinvolta nella formazione dell’articolazione del ginocchio. Lo sfregamento della rotula contro il femore genera infiammazione.

    A parità di condizioni genetiche ed escluse le malformazioni congenite che determinano un disallineamento tra femore, rotula e tibia, la condropatia rotulea è più frequente in chi pratica attività sportiva e sollecita ripetutamente il ginocchio come la corsa, lo sci e il ciclismo. Altre cause possono essere ricondotte alla scarsa tonicità della muscolatura della coscia o a uno squilibrio tra i muscoli adduttori della coscia (interni) e i muscoli abduttori della coscia (esterni).

    COME SI CURA
    Il trattamento varia anche in base alla causa che ha generato la patologia. La terapia iniziale comune alle diverse patologie prevede il riposo, l’ applicazione di ghiaccio e, sempre sotto consiglio del proprio medico curante o dello specialista, l’uso di antinfiammatori e, nei casi più gravi, fisioterapia e intervento chirurgico.

  • Lussazione della spalla

    La lussazione della spalla è un infortunio piuttosto doloroso che impedisce i normali movimenti dell’articolazione. Può essere anteriore (la più comune) oppure posteriore e si verifica quando la testa dell’omero si sposta e non si trova più a contatto con la cavità glenoidea, il punto in cui si articola con la spalla. Questo tipo di lussazione è facilmente riconoscibile per il forte dolore e per l’impossibilità di fare alcun movimento perché la testa dell’omero è come scivolata sotto l’ascella (lussazione anteriore) o dietro di essa (lussazione posteriore).

    LE CAUSE
    Come per tutte le lussazioni anche quella della spalla è di solito causata da un evento traumatico (rari sono i casi di patologie degenerative) dopo il quale, se non si interviene in modo tempestivo e risolutore, le strutture responsabili della stabilità della spalla (capsula e legamenti) tendono a indebolirsi in maniera cronica rendendo l’articolazione sempre meno stabile.

    COME SI CURA
    Come in tutti i casi di lussazioni a carico di articolazioni, la prima cosa da fare è la riduzione della lussazione con la quale il medico cerca di riportare la testa dell’omero nella sua posizione originale. La manovra di riduzione della lussazione può anche essere effettuata in anestesia ma è meglio praticarla il prima possibile per ridurre i danni ulteriori alle strutture vascolari e nervose circostanti.

    Successivamente la spalla viene immobilizzata con l’utilizzo di un tutore per un periodo più o meno lungo a seconda della gravità della lussazione e il medico può valutare se prescrivere degli antidolorifici. Dopo il periodo di riposo assoluto è fondamentale procedere con la riabilitazione che avrà come obiettivo quello di rinforzare la muscolature attorno all’articolazione per prevenire altri episodi di dislocamento o instabilità.

  • Distorsioni

    Le distorsioni sono perdite momentanee ed incomplete dei rapporti articolari fra due capi ossei per cui si ha una lesione a carico di una articolazione prodotta da un movimento improvviso, imprevisto e violento che, forzando le strutture ai limiti anatomici e fisiologici, produce danni a tessuti quali le cartilagini e capsule articolari, legamenti, tendini ed ai fasci vascolo nervosi ad essi correlati.

    Il grado di lesione, proporzionale allo stress improvviso che colpisce le strutture articolari, riconosce come sintomo comune e principale il dolore assai sovente accompagnato da edema, ematomi, contrattura della muscolatura ed impotenza funzionale del distretto colpito.

    CAUSE
    Le distorsioni sono causate da traumi o contusioni soprattutto delle ossa più sporgenti, o di movimenti innaturali delle ossa mobili, ma anche un insufficiente tono muscolare può facilitarla. Si assiste a una temporanea modificazione dell’articolazione che non comporta però una perdita di contatto tra le superfici articolari come accade invece in una lussazione.

    COME SI CURA
    La terapia immediata consiste nel raffreddamento della regione interessata con il ghiaccio, al fine di ridurre il dolore e l’edema, e nel riposo articolare.

    La valutazione clinica, integrata da esami strumentali (RX, ecografia, eventuale Tc o RMN), porrà una precisa diagnosi su cui mirare la terapia. Infatti il termine distorsione articolare comprende, in ordine di severità ed estensione, un ampio ventaglio di lesioni la cui terapia spazia dal semplice riposo associato a farmaci, alla fisiochinesiterapia e terapia fisica (per esempio: ultrasuoni, ionoforesi), al bendaggio funzionale, all’immobilizzazione con apparecchio gessato fino all’intervento chirurgico ricostruttivo.

  • Frattura da stress

    La frattura da stress è una lesione parziale o, più raramente, totale di un osso a seguito di continue sollecitazioni è tipica degli sportivi. Nella maggior parte dei casi questa tipologia di frattura si manifesta a seguito di sovraccarichi ripetuti nel tempo ma a volte possono essere determinate da fattori casuali.

    Queste fratture possono interessare ogni osso del corpo: ad esempio nei lanciatori e nei giocatori di baseball sono descritte fratture da stress del gomito. Comunque gli sport più colpiti sono il calcio, il basket ed in primis la corsa, ove le ossa più frequentemente interessate sono quelle dell’arto inferiore, ed in particolare quelle della gamba e del piede (circa l’80% di tutte le fratture da stress).

    CAUSE
    La causa è facilmente immaginabile e riguarda prevalentemente le ripetute o eccessive sollecitazioni che l’osso ha subito nel tempo a seguito della pratica della particolare disciplina sportiva. Possiamo comunque fare un breve e generico elenco che non riguarda esclusivamente gli sportivi:

    • allenamenti intensi;
    • aumento improvviso dei carichi di allenamento;
    • muscoli eccessivamente contratti;
    • peso corporeo eccessivo;
    • utilizzo di scarpe non adeguate a determinati terreni o di scarpe usurate;
    • allenamenti su terreni duri e scoscesi;
    • osteoporosi;
    • età avanzata;
    • trattamenti farmacologici.

    COME SI CURA
    I rimedi per curare le fratture da stress, dipendono da dove è localizzata la frattura e dalla gravità. In generale la terapia conservativa è inizialmente sempre la soluzione migliore, quindi ghiaccio, riposo e sospensione dell’attività fisica.

    A seconda del grado della fattura e della necessità con cui un atleta deve riprendere l’attività fisica ci sono poi ulteriori aree di intervento come le sedute di biostimolazione, quelle di ultrasuoni. Quando le fratture riguardano ossa eccessivamente mobili o la lesione è totale si può arrivare all’applicazione del gesso.

  • Contusione ossea

    Le contusioni ossee sono accompagnate da un dolore vivo del periostio, che è la membrana fibrosa che avvolge la superficie esterna delle ossa. Sovente c’è la formazione di un ematoma sottoperiostale, la cui eliminazione richiede frequentemente l’incisione e il drenaggio.

    COME SI TRATTA
    Il ghiaccio risulta essere l’intervento immediato più opportuno, ma non sono necessari bendaggi e riposo assoluto. Bisogna usare particolare attenzioni nel decorso di queste contusioni, perché potrebbero verificarsi complicazioni come delle infezioni al periostio.

  • Distorsione del ginocchio

    Le distorsioni sono perdite momentanee ed incomplete dei rapporti articolari fra due capi ossei. Nel ginocchio questo comporta uno stress eccessivo e a volte una lesione ai legamenti dell’articolazione che vengono mandati in trazione e allungati in modo innaturale e oltre i loro limiti. Questo tipo di distorsione può variare da un semplice stress dei legamenti fino a una loro rottura completa.

    Di norma, nel caso di una distorsione al ginocchio, uno o più legamenti subiscono sollecitazioni importanti, ma soltanto alcune delle fibre che li costituiscono vengono lesionate; se la lesione interessa tutte le fibre, in effetti non si parla di distorsione, ma di rottura dei legamenti.

    Il grado di lesione, proporzionale allo stress improvviso che colpisce la struttura articolari, riconosce come sintomo comune e principale il dolore assai sovente accompagnato da edema, ematomi, contrattura della muscolatura ed impotenza funzionale della parte interessata.

    CAUSE
    La causa più comune della distorsione al ginocchio è causate da un movimento sbagliato o da un forte e improvviso trauma che, forzando le strutture ai limiti anatomici e fisiologici, produce danni a tessuti quali le cartilagini e capsule articolari, legamenti, tendini ed ai fasci vascolo nervosi ad essi correlati. I legamenti sono tanto più suscettibili alle lesioni quanto più impulsiva è la forza che le determina. Questo spiega il fatto che solitamente queste distorsioni colpiscono gli sportivi e sono piuttosto frequenti nelle discipline in cui è frequente un contrasto con l’avversario come il calcio, lo sci, la pallacanestro, l’hockey o il rugby.

    Le cause sono quindi i traumi o lo contusioni, ma anche un insufficiente tono muscolare può causarne.

    COME SI CURA
    Riposo: il trattamento iniziale per una distorsione del ginocchio è sempre conservativo, con ghiaccio, immobilizzazione e bendaggio compressivo, allo scopo di ridurre dolore e un eventuale gonfiore cercando di utilizzare l’arto interessato il meno possibile e cercando di tenerlo in elevazione.

    Trattamento: varia a seconda dell’estensione e della profondità delle lesioni presenti. Dal semplice riposo associato a terapia fisica e farmacologica (sempre dove consigliato dal proprio medico di fiducia) si può arrivare all’intervento chirurgico per i casi in cui le lesioni non abbiano risposto a nessuno dei trattamenti precedenti o che siano di tale entità da essere riparabili solo chirurgicamente. Oggi molte terapie fisiche sono utilmente impiegate come gli ultrasuoni, la laser-terapia e tecar-terapia.

    Recupero: variabile a seconda della durata e dell’entità del trattamento seguito. Dalla semplice ripresa delle normali attività in poco tempo si può recuperare la totalità delle funzioni articolari anche dopo molti mesi dall’evento traumatico. Il programma di riabilitazione standard prevede il rinforzo della muscolatura della regione anteriore della coscia (quadricipite). Il potenziamento di questi muscoli, come una sorta di bretelle naturali, contribuirà a stabilizzare maggiormente l’articolazione riducendo il rischio di nuove distorsioni. Gli esercizi di propriocezione e in generale di rinforzo della muscolatura sono comunque sempre consigliati.

  • Distorsione della spalla

    Le distorsioni sono perdite momentanee ed incomplete dei rapporti articolari fra due capi ossei. Nella spalla questo comporta uno stress eccessivo e a volte una lesione ai legamenti che vengono mandati in trazione e allungati in modo innaturale e oltre i loro limiti.

    Il grado di lesione, proporzionale allo stress improvviso che colpisce la struttura articolari, riconosce come sintomo comune e principale il dolore assai sovente accompagnato da edema, ematomi, contrattura della muscolatura ed impotenza funzionale della parte interessata.

    CAUSE
    La causa più comune della distorsione della spalla è un movimento improvviso, imprevisto e violento che, forzando le strutture ai limiti anatomici e fisiologici, produce danni a tessuti quali le cartilagini e capsule articolari, legamenti, tendini ed ai fasci vascolo nervosi ad essi correlati.

    Le cause sono quindi i traumi o le contusioni soprattutto delle ossa più sporgenti, ma anche un insufficiente tono muscolare può causarne.

    COME SI CURA
    Riposo: il trattamento iniziale per una distorsione della spalla è sempre conservativo, con ghiaccio, allo scopo di ridurre dolore e un eventuale gonfiore cercando di utilizzare l’arto interessato il meno possibile.

    Trattamento: varia a seconda dell’estensione e della profondità delle lesioni presenti. Dal semplice riposo associato a terapia fisica e farmacologica (sempre dove consigliato dal proprio medico di fiducia) si può arrivare all’intervento chirurgico per i casi in cui le lesioni non abbiano risposto a nessuno dei trattamenti precedenti o che siano di tale entità da essere riparabili solo chirurgicamente.

    Recupero: variabile a seconda della durata e dell’entità del trattamento seguito. Dalla semplice ripresa delle normali attività in poco tempo si può recuperare la totalità delle funzioni articolari anche dopo mesi dall’evento traumatico.

  • Tendinopatie

    Le tendinopatie sono in generale tutte le patologie relative ai tendini e possono quindi riferisti a una varietà di condizioni dolorose che si sviluppano all’interno e attorno al tendine. Si classificano in:

    entesopatia, cioè patologia del punto d’inserzione del tendine (artrite),

    peritendinite o più comunemente tendinite, infiammazione della guaina che avvolge il tendine,

    tendinosi, degenerazione del tendine (patologia cronica visibile solo con un esame al microscopio),

    rottura di tendine,

    tenosinovite, infiammazione della borsa tendinea.

    CAUSE
    Le diverse patologie fanno riferimento a cause differenti per cui:
    • entesopatia: traumi a carico dell’entesi, microtraumi a carico dell’entesi, infiammazioni a carico dell’entesi, malattie metaboliche (ad esempio il diabete), malattie endocrine, utilizzo prolungato di alcune tipologie di farmaci;

    • peritendinite (tendinite): errori di allenamento (magari per poco riscaldamento), episodi di infortunio, stress meccanici, sovraccarico funzionale, fattori congeniti, movimenti errati prolungati, invecchiamento e variazioni ormonali;

    • tendinosi: presenza di una lesione del tendine a livello cellulare. Si ritiene possano essere causata dalla presenza di strappi microscopici nel tessuto connettivo, presente all’interno e intorno al tendine, che porta a un aumento dell’attività di riparazione nel tendine stesso, conducendo a una riduzione del carico di rottura ed eventualmente alla rottura del tendine;

    • rottura di tendine: stress eccessivo e innaturale oltre i limiti dei legamenti che porta a una loro rottura completa;

    • tenosinovite: sforzi eccessivi. utilizzo eccessivo dei tendini, microtraumi ripetuti, pratica di alcuni sport come il tennis, la marcia e il pattinaggio, svolgimento di lavori in cui si utilizzano degli attrezzi in maniera ripetitiva, presenza di malattie reumatiche, infezioni.

    COME SI CURANO
    La molteplicità delle tendinopatie rende il trattamento estremamente vario ma, in generale, si basa sul riposo funzionale, la crioterapia, lo stretching e il potenziamento muscolare isometrico dei muscoli motori dei tendini affetti. Può essere necessario anche ricorrere all’utilizzo di terapie fisiche come ultrasuoni, laserterapia, tecarterapia, onde d’urto, ortesi (plantari), terapie farmacologiche (su consiglio del proprio medico di fiducia per il controllo del dolore o dell’infiammazione vera e propria) e, solamente in rari casi, al trattamento chirurgico.

  • Pubalgia

    La pubalgia è una sindrome dolorosa che molto spesso colpisce gli sportivi. Si tratta di un’infiammazione che interessa i muscoli della zona pubica e/o inguinale dovuta spesso a sovraccarico, ovvero a troppa sollecitazione in quella parte del corpo. Il più delle volte, infatti, le cause per cui compare sono allenamenti sportivi troppo duri o non adatti alle proprie potenzialità fisiche.

    CAUSE
    Solitamente la pubalgia deriva da microtraumi ripetuti ai tendini e ai muscoli dell’area dell’inguine e delle cosce, questo spiega perché sia molto diffusa tra corridori e calciatori: le continue sollecitazioni dell’area possono portare a un’infiammazione. Le cause, però, potrebbero essere le più disparate e non sempre immediatamente evidenti, per questo è necessario il supporto di un esperto. Seguendo sempre il criterio della frequenza, sono due le forme più comuni:

    – sindrome retto-adduttoria: comporta l’infiammazione dei muscoli che si inseriscono nell’osso iliaco nella sua parte anteriore e superiore

    sindrome sinfisaria: particolarmente comune nelle donne, è causata da un cedimento – normalmente di media entità – della sinfisi pubica, ovvero un’articolazione cartilaginea che si trova al centro del bacino.

    COME SI CURA
    Riposo: arrivando anche a 4 mesi di stop dallo sport.

    Crioterapia: molto importante per sfiammare la zona dolorante.

    Riabilitazione e massaggi: per uscire dalla fase acuta del problema

    Per accelerare la ripresa in genere vengono prescritti i soliti farmaci come analgesici, miorilassanti, antinfiammatori, infiltrazioni di corticosteroidi oppure terapie fisiche. Esistono però rimedi più naturali come l’agopuntura, la riflessologia plantare, la Riflessologia Metodo Reflessage: agendo a livello dei meridiani è possibile accelerare il recupero senza effetti collaterali.

  • Condropatie

    COSA È
    Una condropatia è una patologia che riguarda le cartilagini.
    La cartilagine, o tessuto cartilagineo, è un tessuto connettivo avente funzione di sostegno e dotato di estrema flessibilità e resistenza. Nel corpo umano, esistono tre tipi di cartilagine:

    • il tipo ialino,
    • il tipo elastico,
    • il tipo fibroso.

    Le condropatie possono interessare tutti e tre i tipi di tessuto cartilagineo.
    Le più note condropatie sono: l’osteoartrite, il condrosarcoma, la policondrite, la costocondrite, la sindrome di Tietze, la condropatia rotulea, l’ernia del disco, l’osteocondrite dissecante, l’epifisiolisi femorale, la condrodisplasia e l’acondroplasia.

    CAUSE
    Le cause di condropatia sono numerose e possono avere una natura:

    • post-traumatica,
    • degenerativa,
    • infiammatoria.

    COME SI CURA
    Il trattamento varia in base al tipo di condropatia. La terapia iniziale comune alle diverse patologie prevede il riposo, l’ applicazione di ghiaccio e, sempre sotto consiglio del proprio medico curante o dello specialista, l’uso di antinfiammatori e, nei casi più gravi, fisioterapia e intervento chirurgico.

  • Borsite del gomito

    La borsite del gomito è un processo infiammatorio della borsa sierosa dell’articolazione che rende difficile il movimento dei tendini e dei muscoli circostanti. In questa sede, le borsiti più frequenti sono quella olecranica e quella bicipitale.

    La borsite olecranica coinvolge la borsa localizzata nella regione posteriore del gomito, quindi è molto più visibile, tra l’olecrano e la cute sovrastante che consente lo scorrimento tra il piano cutaneo ed il piano muscolo-fasciale durante i movimenti di flesso-estensione.

    La borsite bicipitale coinvolge la borsa situata in corrispondenza dell’inserzione del tendine del muscolo bicipite brachiale, all’interno quindi del gomito. Essendo profonda la sua infiammazione non comporta una deformità visibile clinicamente nella maggior parte dei casi.

    CAUSE
    Le cause principali risultano essere la ripetizione prolungata di movimenti, un’eccessiva pressione sull’articolazione o un trauma diretto. Quest’ultima causa si ritrova spesso per le borsiti olecraniche perché verificandosi un sanguinamento può raccogliersi all’interno della borsa provocando il gonfiore. Il sangue contenuto nella borsa provoca poi una reazione infiammatoria che può scatenarsi anche dopo molto tempo dal trauma iniziale.

    Vi è inoltre una stretta associazione tra borsite olecranica e patologie infiammatorie sistemiche come l’artrite reumatoide, la gotta, la condrocalcinosi o la malattia da depositi di cristalli di idrossiapatite.

    La borsite può inoltre svilupparsi in seguito ad una infezione (borsite settica), in questi casi la borsa è riempita da sangue e pus, ed il gomito diventa oltre che gonfio, caldo rosso e dolente. Frequentemente si sviluppa una fistola da cui fuori esce materiale purulento.

    COME SI CURA
    Anche in questo caso la terapia conservativa risulta essere almeno inizialmente la più efficace, quindi: riposoghiaccio, se possibile elevazione della parte colpita e bendaggio compressivo (non troppo stretto).

    Successivamente, se il liquido non viene riassorbito in tempi brevi, si può procedere all’aspirazione del liquido in eccesso per poi passare eventualmente, sempre a seguito di un consulto con lo specialista, a terapie farmacologiche volte a ridurre l’infiammazione.

  • Dito insaccato

    Il dito insaccato è una contusione che provoca un forte dolore dovuto a un forte impatto sulla punta del dito stesso, tipica di sport come il basket e la pallavolo. Se il trauma è particolarmente grave si possono verificare versamenti di sangue (interni) e visibili deviazioni del dito.
    CAUSE
    Il dito insaccato è causato da un forte impatto con la palla o con un avversario, o comunque si tratta di un trauma a carico della punta del dito che si ripercuote su una o più articolazioni della mano e se non viene curato adeguatamente può portare a conseguenze funzionali anche gravi.
    COME SI CURA
    Nei traumi lievi per curare il dito insaccato applicare del ghiaccio e qualche giorno di riposo è sufficiente per riprendere le normali attività. Negli sport come il basket e la pallavolo può aiutare unire il dito colpito a quello accanto con un cerotto anelastico. Se il trauma è più grave e il dito appare particolarmente gonfio e bluastro è importante una corretta diagnosi da parte del medico specialista. Una radiografia è sufficiente a escludere eventuali fratture o lesioni ai legamenti.
    Sempre a seconda della gravità del trauma varia anche la necessità di immobilizzare l’arto colpito che verrà seguita da un periodo di riabilitazione per ripristinare la normale mobilità.
  • Fascite plantare

    La fascite plantare è l’infiammazione del tessuto fibroso che si estende dal calcagno fino a raggiungere le dita del piede. A caratterizzarla è la comparsa di una sensazione dolorosa che interessa gradualmente la faccia interna del piede, fino a rendere particolarmente doloroso il cammino. In caso di rottura totale della fascia si può avvertire un suono sordo seguito dall’immediata impossibilità di camminare.

    CAUSE
    A causare la fascite plantare è l’eccessiva tensione, l’eccessivo carico che si esercita sul tessuto fibroso della parte inferiore del piede oppure il ripetersi continuo di microtraumi. Per questo a soffrire di questo problema sono soprattutto podisti e giocatori di altri sport come ad esempio il basket, la pallavolo e il calcio. Ad aumentare la probabilità di soffrire di fascite plantare sono anche gli eventuali problemi all’arco del piede (piedi piatti o cavi ad esempio), la corsa su lunghe distanze, in discesa e su superfici irregolari, l’aumento improvviso di peso, la presenza di tendinite al tendine d’Achille e l’utilizzo di scarpe non adatte a questo tipo di attività. Il sintomo più comune associato alla fascite, oltre al dolore, è la rigidità nella parte inferiore del tallone. Solitamente il dolore è più forte al momento di muovere i primi passi, dopo diverso tempo che si rimane in piedi o seduti, nell’atto di salire le scale e al termine di un’attività intensa.

    COME SI CURA
    Solitamente la diagnosi della fascite plantare non rende necessario il ricorso a esami specifici ma si limita alla verifica della presenza di dolore su determinate zone del piede e sull’aspetto generale del piede. Difficilmente questo tipo di patologia si risolve in maniera spontanea, per questo è fondamentale non trascurare il problema ma intervenire subito; inizialmente è necessario mantenersi a riposo e ricorrere ad una terapia a base di antinfiammatori. In particolare è opportuno abbandonare gli sport che tendono a sollecitare la fascia, se si vuole continuare ad allenarsi una soluzione può essere quella di dedicarsi al nuoto o alla cyclette. Un podologo potrà confezionare degli appositi plantari da scarico, anche un tutore potrà contribuire a mantenere la fascia a riposo. A curare lo stato infiammatorio (e di conseguenza il dolore) può aiutare anche il ricorso a terapie laser, ultrasuoni o tecar. Al termine della fase acuta del dolore è consigliabile ricorrere alla fisioterapia per recuperare completamente.

  • Tendinopatie del gomito

    Le tendinopatie sono in generale tutte le patologie relative ai tendini e possono quindi riferirsi a una varietà di condizioni dolorose che si sviluppano all’interno e attorno al tendine. Le patologie riguardanti i tendini del gomito sono prevalentemente due e prendono il nome dai due sport che le causano più di frequente:

    epicondillite, meglio conosciuta come gomito del tennista: quando si è di fronte ad un’infiammazione dell’epicondilo laterale del gomito. Si tratta di una sindrome dolorosa dovuta ad una degenerazione del tendine e/o ad un sovraccarico funzionale dei muscoli epicondiloidei.

    epitrocleite, più comunemente conosciuta come gomito del golfista: è una sindrome dolorosa dovuta generalmente ad un sovraccarico funzionale e/o degenerazione tendinea dei muscoli epitrocleari.

    È possibile che in certi casi si verifichi la rottura del tendine distale del tricipite brachiale oppure del tendine distale del bicipite brachiale.

    CAUSE
    Le diverse patologie fanno riferimento a cause differenti. L’epicondillite e l’epitrocleite vengono precedute dai loro nomi e si verificano molto spesso in situazioni di microtraumi ripetuti come appunto accade nel tennis e nel golf.

    La rottura dei tendini si verifica in seguito a stress eccessivi e innaturali o magari in situazioni in cui infiammazioni e sindromi dolorose sono state trascurate troppo a lungo.

    COME SI CURANO
    La molteplicità delle tendinopatie rende il trattamento estremamente vario ma, in generale, si basa sul riposo funzionale, la crioterapia, lo stretching e il potenziamento muscolare isometrico dei muscoli motori dei tendini affetti. Può essere necessario anche ricorrere all’utilizzo di terapie fisiche come ultrasuoni, laserterapia, tecarterapia, onde d’urto, ortesi (plantari), terapie farmacologiche (su consiglio del proprio medico di fiducia per il controllo del dolore o dell’infiammazione vera e propria) e, solamente in rari casi, al trattamento chirurgico.

  • Crampi

    I crampi sono dolori muscolari improvvisi e violenti che vengono avvertiti a causa di una contrazione involontaria di uno o più muscoli che non si rilassano. In linguaggio clinico il crampo viene definito come uno spasmo, una contrazione involontaria, violenta e improvvisa della muscolatura striata (quella volontaria, non può venire un crampo al cuore per esempio). Le zone più colpite come è facile immaginare sono gli arti inferiori, poi gli arti superiori e infine i muscoli del tronco o del collo, in ogni caso tutto dipenderà dal tipo di attività fisica svolta; a volte basta anche stare nella stessa posizione tutta la giornata e poi alla sera fare un piccolissimo movimento per scatenare lo spasmo muscolare.
    LE CAUSE
    I crampi possono avere diverse cause oltre alla più comunemente addotta tra gli sportivi “hai bevuto troppo poco” o “mangia più banane”, ma vediamole tutte:
    •  la fatica, soprattutto prolungata può portare i muscoli al limite fino a che un’ultima contrazione improvvisa risulta di troppo e scatena il crampo,
    • il non praticare regolarmente stratching per allungare e sciogliere i muscoli prima di uno sforzo importante, nonostante esistano diverse scuole di pensiero, aumenta il rischio di far trovare la muscolatura impreparata e non pronta per sostenere quello sforzo,
    • alimentazione scorretta e povera di sali (soprattutto potassio e magnesio),
    • aver bevuto poco nel periodo precedente causando uno squilibrio idro-elettrolitico.
    COME SI CURA
    L’unica soluzione è quella di allungare immediatamente il muscolo interessato contraendo quello antagonista e contrastando in questo modo lo spasmo involontario, se il crampo non è troppo intenso questo può dare sollievo in pochi secondi. Anche massaggiare e riscaldare la zona colpita può essere molto utile a rilassare la muscolatura e ristabilire una situazione di normalità.
    I crampi possono essere facilmente prevenuti anticipando le cause scatenanti come per esempio reintegrare liquidi e sali minerali durante uno sforzo prolungato.
  • Tendinopatia della spalla

    Le tendinopatie sono in generale tutte le patologie relative ai tendini e possono quindi riferisti a una varietà di condizioni dolorose che si sviluppano all’interno e attorno al tendine. Le tendinopatie della spalla più frequenti negli sportivi sono da ricondursi a infiammazioni o sindromi dolorose dovute al continuo sollecito dell’articolazione. Le più frequenti infatti si verificano in presenza di borsite alla spalla, di solito la tendinite colpisce i muscoli della cuffia dei rotatori, ossia Teres Minor, infraspinato, sopraspinato e sottoscapolare, ma può colpire anche il tendine del bicipite.

    CAUSE
    Le diverse tendinopatie della spalla fanno riferimento a cause differenti per cui ci possono essere traumimicrotraumi ripetuti, infiammazionierrori di allenamento (per poco riscaldamento), episodi di infortunio, stress meccanicisovraccarico funzionale, fattori congeniti, movimenti errati prolungati, invecchiamento e variazioni ormonali. Altre cause possono ricondursi a lesioni del tendine a livello cellulare.

    COME SI CURANO
    La varie cause delle tendinopatie della spalla rende il trattamento estremamente vario ma, in generale, si basa sul riposo funzionale, la crioterapia, lo stretching e il potenziamento muscolare isometrico dei muscoli motori dei tendini affetti. Può essere necessario anche ricorrere all’utilizzo di terapie fisiche come ultrasuoni, laserterapia, tecarterapia, onde d’urto, ortesi (plantari), terapie farmacologiche (su consiglio del proprio medico di fiducia per il controllo del dolore o dell’infiammazione vera e propria) e, solamente in rari casi, al trattamento chirurgico.