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Categoria:Rugby Scritto il :25 Ottobre 2016

Dall’harpastum agli All Blacks: la storia del rugby

Come per molti altri sport, anche per il rugby è possibile tracciare origini risalenti al periodo greco e romano. Palloni di cuoio o realizzati assemblando stracci, venivano utilizzati per fini ludici dalla maggior parte delle antiche popolazioni e, per rintracciare le origini del rugby, sarebbe possibile andare ancora più indietro nel tempo. Tuttavia, il gioco storico che più di ogni altro si avvicina all’odierno rugby è certamente l’harpastum, una disciplina inventata con ogni probabilità a Sparta, ma che si diffuse soprattutto in ambiente romano. A tal proposito, lo scrittore Sidonio Apollinare scrisse che le partite di harpastum venivano disputate su un terreno di gioco rettangolare sul quale erano tracciate la linea mediana e le linee che indicavano il fondo del campo. I partecipanti dovevano passarsi la palla ed ingannare gli avversari con abili finte di corpo, al fine di depositare il pallone sulla linea di fondo opposta a quella che difendevano. Era possibile fermare gli avversari placcandoli o spingendoli a terra.

 

Nel XII secolo, l’antenato del rugby era praticato soprattutto in Francia ed in Inghilterra, dove a distanza di poco tempo sarebbe diventato famoso con il nome di football. Il gioco disputato nel medioevo dai francesi e dagli inglesi era incredibilmente simile al suo antenato romano, pertanto, è abbastanza plausibile che la pratica dell’harpastum sia stata portata in Gallia dai soldati romani all’epoca della conquista dell’Europa centro occidentale.

 

La data di nascita ufficiale del rugby moderno è il 1823, come recitato da una targa affissa presso la Rugby School della cittadina inglese di Rugby, in cui studiava colui che è passato alla storia come l’inventore di questo sport, William Webb Ellis. La nascita della Rugby Football Union è datata al 1871, epoca durante la quale cominciarono a nascere i primi club e a definirsi le regole fondamentali dello sport. Nel corso del tempo, il primato inglese andò gradualmente estinguendosi, poiché tante erano le nazioni che cominciarono ad emergere, primi fra tutti i tre paesi dell’emisfero australe nel quale il rugby è tuttora più diffuso: la Nuova Zelanda, l’Australia e il Sud Africa.

 

In Europa, invece, al blocco anglosassone sono andate unendosi Francia, Italia e pochissime altre nazioni. L’Inghilterra, paese fondatore, resta una delle principali potenze mondiali in questo sport ed è anche la nazione che vanta il maggior numero di giocatori. Nel 2003 è riuscita ad aggiudicarsi la quinta edizione dei mondiali di rugby, battendo nell’ultimo match un’avversaria ostica come l’Australia, con il risultato finale di 20 a 17, a testimonianza della difficoltà di una partita rimasta in bilico fino alla fine. La finale fu giocata a Sidney davanti a più di 80.000 spettatori e si risolse soltanto ai tempi supplementari con un drop al 100′ minuto di gioco effettuato da Jonny Wilkinson, autore durante quella finale di quattro calci piazzati andati a segno.

 

La prima e storica edizione dei mondiali di rugby fu vinta dalla Nuova Zelanda nel 1987, con il punteggio di 29 a 9 contro la Francia. La partita si disputò ad Auckland e fu dominata dagli All Blacks che riuscirono a segnare tre mete ad una Francia che ottenne la sua unica meta soltanto a due minuti dallo scadere del tempo regolamentare. Gli All Blacks, ritenuti da molti i veri “padroni” di questo sport, dopo il 1987 si sono aggiudicati altre due edizioni delle otto complessive.

 

Dopo 24 anni a secco di vittorie nel massimo torneo planetario, la Nuova Zelanda è riuscita a trionfare nuovamente in casa nel 2011 e sempre contro la Francia, quindi nel 2015 superando l’Australia. Memorabile resta la finale mondiale del 2011 vinta per 8 a 7 contro la nazionale transalpina, autrice di una splendida prova e mai doma fino all’ultimo secondo di uno dei match più vibranti della storia. Al blocco anglosassone appartengono, oltre all’Inghilterra, anche Irlanda, Galles e Scozia, tre ottime tradizioni che a momenti alterni hanno saputo offrire grandi talenti a questo sport. Fra queste, il Galles riuscì ad ottenere anche un terzo posto ai mondiali del 1987.

 

In Europa, soltanto la Francia può vantare una storia ricca come quella delle nazioni britanniche ed oggi, un campionato fra i più competitivi e mediatici al mondo. La Francia ha disputato, inoltre, ben tre finali mondiali ed è a pieno diritto reputata una delle nazioni più forti in questo sport. Il mito assoluto del rugby, tuttavia, resta la New Zealand Rugby Football Union, che è anche l’espressione tradizionalmente più elevata di questo gioco. Gli All Blacks sono celebri in tutto il mondo non solo per i loro trionfi internazionali, ma per il gioco spumeggiante e per le incredibili qualità tecniche e tattiche dei propri interpreti. Impossibile non nominare, a tal proposito, Jonah Lomu, uno dei giocatori che hanno segnato questo sport, prematuramente scomparso nel 2015 in seguito ad una grave malattia.

 

Altra grande realtà mondiale è il Sud Africa, vincitrice di ben due edizioni dei mondiali (1995 e 2007). Con oltre 500.000 tesserati la nazione sudafricana si colloca al secondo posto per numero di giocatori professionisti, alle spalle della sola Inghilterra. Gli Springboks, malgrado qualche momento di flessione, si mantengono quasi stabilmente nel novero delle nazioni più importanti in questo sport.