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Categoria:Calcio Scritto il :7 Novembre 2016

“Competenze, professionalità e tanta passione per questi colori”: ecco il segreto del “metodo Parma”

Si dice Parma e si pensa all’epoca d’oro degli anni Novanta, le grandi sfide con la Juventus, i successi in Europa e i campioni indimenticati del calibro di Tino Asprilla e Gianfranco Zola. Quando nel 2014 un terremoto finanziario ha scosso le fondamenta della società il fallimento è stato un passo obbligato e i crociati si sono ritrovati sui campetti di provincia della serie D. Una triste deriva, soprattutto per chi fino a pochi anni prima era abituato a calcare palcoscenici ben più importanti. Per forza di cose, l’unico modo di trovare la forza di risalire la china e onorare le nuove sfide era quello di fare appello ad un bene prezioso: la passione, quella dei tifosi che non hanno mai abbandonato la squadra e quella dei professionisti che hanno accettato di mettersi a disposizione del nuovo progetto sportivo. Il Parma Calcio 1913 può contare su uno staff tecnico di altissimo livello, formato da figure di grande spessore e soprattutto da uomini appassionati del loro lavoro e legati al Parma da un legame profondo. Al centro sportivo di Collecchio, insieme all’allenatore Luigi Apolloni (ex gialloblu ai tempi di Nevio Scala) e al vice Campedelli, alla parte tecnica lavorano Renzo Casellato (responsabile della preparazione atletica), Paolo Giordani (preparatore atletico), Raffaele Ballini (medico sociale), Giulio Pasta (coordinatore area medica), Luca Montagna (responsabile sanitario) e tre fisioterapisti (Giorgio Balotta, Michele Toma e Fabrizio Benecchi).

Proprio Casellato è l’esempio lampante della passione che fa volare il Parma sulle ali dell’entusiasmo: assistente tecnico del Parma Ac tra il 1998 e il 2004 con Sacchi e Prandelli, una carriera proseguita al fianco di Prandelli alla Fiorentina, in nazionale e con il Galatasaray. Un percorso che non ha impedito a Casellato di mettersi a disposizione della nuova società, che oggi può contare su uno staff di altissimo livello. Tra una seduta di allenamento e l’altra abbiamo raggiunto Casellato e Giordani per farci spiegare quali sono le novità che hanno introdotto nella gestione della squadra.

Casellato, per lei si tratta di un gradito ritorno a Parma..
Sì, sono felice di essere tornato per questa nuova avventura, il mio compito sarà quello di coordinare il lavoro dello staff tecnico. Stiamo cercando di condividere con i calciatori una cultura di lavoro diversa da quella che va per la maggiore, ma ci teniamo a precisare che non si tratta di una rivoluzione: non stiamo inventando niente, il metodo che applichiamo è già ben sviluppato e conosciuto.

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Lo staff tecnico del Parma Calcio

Paolo Giordani, ci spiega brevemente in cosa consiste il “metodo Parma”?
Il taglio che diamo alla preparazione è molto importante e l’obiettivo è semplice: lavorare per migliorare la prestazione dell’atleta. Per arrivarci partiamo dal presupposto che i concetti di forza, resistenza e velocità – quelli classici, per intenderci – non sono i soli da prendere in considerazione. Cerchiamo di dare qualità su tutti gli aspetti complementari a quelli classici. Ad esempio, curiamo in maniera particolare l’aspetto biomeccanico, quindi la qualità del gesto, che ha ripercussioni dirette sulla sua efficacia.

Curare la qualità del gesto significa anche migliorare gli aspetti legati alla prevenzione degli infortuni?
Esattamente, questo perché un gesto corretto ha come conseguenza una risposta corretta da parte del corpo. In molti casi gli infortuni sono dovuti proprio a gesti compiuti in maniera sbagliata o imprevedibile, visto che il calcio è uno sport situazionale. Nella prevenzione degli infortuni conta molto la preparazione atletica in generale: la continuità nell’esecuzione di una scheda di lavoro determina un risultato che riduce notevolmente l’eventualità di problemi fisici, che in ogni caso non può mai essere annullata completamente.

Oltre al gesto, quali sono gli altri aspetti dei quali tenete conto?
Diamo importanza a tutti quei parametri che interessano l’intera giornata dell’atleta, senza limitarci a prendere in considerazione ciò che vediamo nel corso delle sedute di allenamento. Solo così è possibile migliorare la qualità delle prestazioni. Ad esempio analizziamo la qualità del sonno dei nostri calciatori, il modo in cui respirano (che ha ripercussioni di tipo psicologico) e naturalmente la nutrizione. Rispetto all’alimentazione il nostro obiettivo è quello di distribuire in maniera bilanciata nel corso della giornata i macroelementi, in modo da sfruttare al massimo le potenzialità fisiche dei giocatori. Sulla base di questa impostazione poi vengono prodotti una serie di programmi personalizzati, che vanno a completare gli allenamenti collettivi; per questi programmi personalizzati teniamo conto di tutto ciò che è legato alla situazione fisica di ogni singolo giocatore, degli infortuni pregressi, della diversità di struttura fisica.

La preparazione è diversificata rispetto ai diversi ruoli?
Si, perché naturalmente lavoriamo di pari passo con il lavoro dell’allenatore. Più che per ruoli comunque la preparazione si diversifica per reparti (attacco, centrocampo e difesa), visto che dal punto di vista fisico le differenze non sono molte rispetto ai singoli ruoli.

Negli ultimi anni si sono sviluppate ricerche che tendono a correlare determinati infortuni con ruoli specifici. Secondo la vostra esperienza ci sono delle evidenze in questo senso?
Ci sono studi che dicono questo, anche perché l’impegno cambia molto a seconda del ruolo e soprattutto del reparto. Nel calcio, ogni ruolo è caratterizzato da movimenti specifici, legati al tipo di lavoro fisico che viene compiuto in prevalenza. Ad esempio, un centravanti si muove in maniera molto diversa da come si muove un esterno di centrocampo, che a sua volta svolge un lavoro diverso rispetto a quello di un terzino. Quello che è certo è che le sintomatologie sono legate a problemi che porta una determinata meccanica del movimento.

Che tipo di collaborazione c’è fra chi segue la preparazione atletica e il fisioterapista?
C’è un rapporto di massima collaborazione e stima, lavorano con noi da molti anni così come tutti i componenti dello staff tecnico, garantendo alti livelli di professionalità. Siamo una famiglia allargata, nella quale tutti contribuiscono dando il massimo. Il Parma Calcio ha il grande privilegio di avere al suo interno persone appassionate che si mettono a disposizione del progetto con una motivazione fondamentale: l’amore per questi colori e per questa città.

Immagine di copertina: Giovanni Padovani