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Categoria:Basket Scritto il :31 Ottobre 2016

“Vi raccontiamo come si prepara una squadra di serie A”: parola al preparatore e al fisioterapista dell’Aquila Basket Trento

Nel basket come in molti altri sport, quando si valutano le prestazioni e più in generale l’andamento di una stagione, al di là dei giocatori spesso ci si limita a prendere in considerazione il lavoro svolto dall’allenatore. Un’abitudine che oltre a non rendere giustizia all’impegno di persone che nella maggior parte dei casi resta lontano dai riflettori non tiene conto dell’importanza di tutti quegli aspetti che esulano dall’impostazione tattica, dalla tecnica e dall’organizzazione di gioco. In particolare stiamo parlando delle figure professionali che si occupano della forma fisica dei giocatori, in ottica di massimizzazione della performance e di cura (o prevenzione) degli infortuni: il preparatore fisico ed il fisioterapista sono due dei più stretti collaboratori dell’allenatore, proprio perché senza il loro fondamentale contributo il lavoro del tecnico non potrebbe essere efficace.

 

Uno dei segreti del successo che negli ultimi anni ha riscontrato l’Aquila Basket Trento – vincitrice della Coppa Italia di LegaDue nella stagione 2012/2013 e prima al termine della regular season dell’anno successivo, terminata con il successo in finale play-off e con la promozione in massima serie – sta sicuramente anche nel valore aggiunto portato dall’attività di Christian Verona e Giacomo Beccucci, rispettivamente preparatore fisico e fisioterapista del team trentino. Per capire effettivamente come si prepara una squadra di basket che milita in serie A per affrontare una stagione fitta di impegni abbiamo fatto qualche domanda a Christian e Giacomo, che ci hanno raccontato come si struttura il loro lavoro, quanto conta la preparazione nella prevenzione degli infortuni e quali sono quegli più ricorrenti.

 

Christian, cominciamo da te, parlaci brevemente della tua carriera innanzitutto.
Prima di arrivare a Trento ho lavorato per 14 stagioni nella pallavolo di serie A, sia maschile che femminile, nel campionato italiano e in quello russo e polacco. Sono stato preparatore fisico di 3 nazionali diverse di pallavolo (Germania e Russia maschili, Polonia femminile), prendendo parte alle olimpiadi di Pechino 2008, 2 campionati mondiali e 2 europei. Come preparatore individuale ho seguito atleti a livello professionistico in diverse discipline thai-boxe, pugilato, nuoto, sci, motocross, hockey e alpinismo.

 

Tu hai maturato una grande esperienza nel volley, a livello di preparazione fisica cosa cambia quando si parla di basket?
La differenza fondamentale è che nella pallavolo la corsa non ha l’importanza che ha nel basket, quindi questo fondamentale in pratica non si allena. Di conseguenza, dal punto di vista metabolico la preparazione nel volley è più leggera. Invece, rispetto al basket, nel volley servono livelli di forza più alti, dati i numerosissimi salti quotidiani con relativi atterraggi che stressato le articolazioni. Proprio per questo motivo nella pallavolo il rischio di infortuni da sovraccarico è più alto, nonostante si tratti di uno sport che non prevede il contatto diretto con l’avversario. Nel basket, invece, la fanno da padrone i traumi da gioco e le numerose distorsioni tibio-tarsiche.

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Come viene strutturato il lavoro di preparazione fisica per un giocatore di basket che gioca ad alto livello?
In serie A tutto è professionalizzato al massimo. I giocatori sono innanzitutto valutati con una batteria di screening e test, in base ai risultati di questi test ed agli infortuni pregressi, il preparatore inizia a stabilire quelli che sono i punti individuali nell’ottica di uno scheletro di preparazione fisica adattato ad ogni giocatore. Anche se ognuno riceve un programma specifico, ci sono ovviamente delle basi in comune, sulle quali si inseriscono poi delle variabili. È molto raro trovare un giocatore che svolga un’attività completamente diversa da quella degli altri, in genere la percentuale si aggira intorno al 60% di attività in comune ed al 40% di lavoro individualizzato. Ad influire nell’elaborazione di un programma di preparazione c’è anche la quantità di impegni alla quale sono sottoposti i giocatori: quando ti trovi a giocare una coppa, come è successo nella scorsa stagione, per forza di cose devi diminuire il numero di sedute, che in ogni caso non sono mai meno di 2. Se non ci sono le coppe, si imposta una preparazione estiva più pesante, perché dopo la squadra avrà più tempo per recuperare e preparare al meglio il campionato. Quando giochi anche in coppa invece la stagione si fa molto densa di impegni, cominci fin da subito a giocare spesso, quindi i carichi sono più distribuiti nel corso dell’anno. Il concetto di macro-cicli è un concetto superato ormai (era pensato soprattutto per sport individuali con pochi impegni l’anno): molto meglio aggiustare il tiro in corsa, stando sempre attento a come sta la squadra. Personalmente tendo a non programmare con un orizzonte più ampio delle 2 o 3 settimane.

 

Quanto conta la preparazione fisica nella prevenzione infortuni?
Dipende da che tipo di infortunio stiamo parlando: per quelli muscolari sicuramente conta moltissimo; in questo senso, per capire quali sono gli staff che lavorano meglio basta andare a guardare le percentuali medie di infortuni nelle varie squadre, mentre per i traumi, molto difficili da prevenire, la preparazione svolge un ruolo molto minore. La preparazione diventa fondamentale invece nel garantire la continuità nei livelli di performance nel corso dell’anno, e questo è importantissimo per ottenere risultati sportivi importanti.

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Che tipo di collaborazione c’è tra te e il fisioterapista?
Direi quotidiana, la collaborazione tra me e Giacomo Beccucci riveste la stessa importanza di quella con l’allenatore; probabilmente è il mio primo collaboratore, il rapporto è a 360 gradi. Ci fidiamo e ognuno segue i consigli dell’atro, ci scambiamo informazioni continuamente.

 

Giacomo, adesso la palla passa a te, quali sono gli infortuni ricorrenti del basket?
Nella stragrande maggioranza dei casi abbiamo a che fare con traumi non da sovraccarico ma piuttosto da traumatologia diretta (quindi contusioni o comunque infortuni che insorgono in seguito a traumi da contatto, in allenamento o durante un match); questo è possibile grazie ai continui feedback con Cristian, il Coach ed il resto dello staff, che ci permettono di avere grande attenzione sul singolo atleta e di prevenire molte problematiche legate al sovraccarico. Tra gli infortuni più comuni potrei citare le distorsioni di caviglia, che sono dovute alle caratteristiche di contatto ed ai continui cambi di direzione presenti nella pallacanestro.

 

Ci sono infortuni di un certo tipo che colpiscono giocatori che svolgono ruoli precisi?
No, questo no. In alcuni sport, come ad esempio nel calcio, vi è un’attenzione nella ricerca di associazioni tra insorgenza infortuni e tipologia di ruolo. Nel basket il discorso è diverso, perché è uno sport in cui è importante considerare le caratteristiche del singolo atleta; spesso giocatori con il medesimo ruolo hanno diversi stili di gioco, diverso utilizzo della fisicità, e in uno sport veloce e dinamico come la pallacanestro risulta davvero complicato mantenere il focus su questo tipo di suddivisione.

 

Quanto contano i prodotti che utilizzate per il trattamento degli infortuni?
Contano tantissimo, da un punto di vista fisioterapico lavoriamo molto con la terapia manuale, ma l’attenzione ai prodotti è importantissima per garantire un trattamento a 360°. I prodotti più utilizzati sono sicuramente quelli da bendaggio, ma utilizziamo a cadenza pressoché quotidiana anche prodotti a scopo analgesico, come ad esempio Cetilar® per quanto riguarda dolori o fastidi a livello articolare o muscolare.