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Categoria:Tennis Scritto il :12 Ottobre 2016

Chang-Lendl, il match di tennis entrato nella storia

Per gli amanti di sport come il calcio, il rugby ed il basket, il tennis può apparire non particolarmente entusiasmante. Questa disciplina non è infatti caratterizzata dal contatto fisico tra i due contendenti, un fattore che può penalizzare lo spettacolo e l’interesse del pubblico. Nonostante questo potenziale handicap, il tennis ha offerto momenti di memorabile intrattenimento, grazie a personaggi di grande carisma e partite contraddistinte dall’incertezza fino all’ultimo scambio.

Tra i match che sono passati alla storia di questo sport, uno dei più emozionanti è senz’altro quello disputato da Ivan Lendl e Michael Chang in occasione dell’edizione del 1989 del Roland Garros, il torneo francese appartenente al Grande Slam. L’evento ha avuto grande risonanza perché ha messo di fronte Davide (il diciassettenne Chang, americano di origini taiwanesi) contro Golia (il pluridecorato Lendl, campione cecoslovacco ed allora numero uno al mondo).

5 Giugno 1989, ottavi di finale. Prima di iniziare l’incontro, tutti i pronostici sono a favore del grande Ivan, giunto all’appuntamento dopo aver inanellato quattro tornei di seguito, oltre al prestigioso Australian Open. Ed infatti i primi due set non fanno altro che confermare le aspettative: il cecoslovacco dimostra subito la sua superiorità, con un doppio 6:4 che sembra non lasciare alcun scampo all’avversario. Chang però reagisce, e si aggiudica stoicamente il terzo set per 3:6. Lendl non vuole prendere rischi e decide di chiudere il match, ma proprio nel quarto set accade l’imponderabile: Chang, sofferente per via di un attacco di crampi, inizia a replicare alle bordate del rivale con ripetuti “lob” e “moon shot” (colpi lenti dalla parabola molto alta), costringendo Lendl a rallentare il ritmo. E a perdere la pazienza. Il campione europeo sa che Chang è alle corde, tuttavia non riesce a concludere il match, che inizia ad assumere una durata estremamente lunga, con risvolti inaspettati non solo per il piccolo diciassettenne, ma anche per lo stesso Lendl.

Siamo al quinto e decisivo set, Chang conduce ora clamorosamente per 4 giochi a 3 ed è alla battuta. Improvvisamente, invece di effettuare il classico movimento per un servizio potente, opta per un veloce colpo “da sotto”. Lendl è disorientato, e dopo un paio di scambi perde il punto. Il pubblico è in visibilio, mentre il cecoslovacco è in preda ad una crisi di nervi. Ma non finisce qui. Al momento del match point, con Lendl al servizio, Chang si posiziona a ridosso del quadrante della battuta, disorientando così il numero uno, che fallisce sia il primo che il secondo tentativo e consegna il match al giovane americano. Chang riuscirà a superare i turni successivi, disputando e vincendo la finale contro un altro mostro sacro della disciplina, lo svedese Stefan Edberg.

Il match contro Lendl merita una posizione speciale tra gli incontri di tennis più avvincenti mai disputati, per il fatto di essere un capolavoro non solo di tecnica, ma soprattutto di raffinata psicologia. In netta inferiorità fisica rispetto all’avversario, Chang è riuscito ad imporsi adottando una coraggiosa strategia basata su una combinazione di pazienza e colpi a sorpresa, che alla lunga hanno sfiancato Lendl. Perseveranza, fiducia in se stessi e imprevidibilità: con queste qualità, il più giovane vincitore della storia del Roland Garros ha dimostrato al mondo che nel tennis la potenza fisica non è tutto.